Edward Snowden ha respinto tutte le accuse di aver divulgato grazie ad aiuti esterni le informazioni di cui si era impossessato lavorando per la Cia, all'origine dello scandalo dell'Nsagate, e ha ribadito di aver fatto tutto per proprio conto, non nell'interesse della Russia dove poi ha trovato accoglienza. "Questa insistenza sulla storia della spia russa è assurda", sbotta la trentenne in un'intervista rilasciata da Mosca con mezzi criptati al settimanale The New Yorker. "Chiaramente, e inequivocabilmente, ho agito da solo, senza alcun aiuto da parte di chicchessia, tanto meno di un governo", insiste, ribattendo così alle insinuazioni formulate domenica scorsa da due importanti parlamentari Usa: il deputato repubblicano Mike Rogers, presidente della commissione Servizi Segreti della Camera dei Rappresentanti, e il suo compagno di partito Michael McCaul, che guida la commissione Sicurezza Interna del Senato. "E' una storia che non reggerà", prosegue Snowden, "perché è palesemente falsa, e il popolo americano è ben più intelligente di quanto non pensino i politici". A detta di Rogers, non sarebbe stato uno straordinario caso fortuito il fatto che l'ex analista informatico sia finito proprio a Mosca, affidato alle cure dell'Fsb, l'ente per la sicurezza russo che costituisce il principale erede del vecchio Kgb sovietico. Quanto a McCaul, "non credo il signor Snowden sia stato capace di fare tutto da sé", ha dichiarato: e, sebbene "non sia in grado di affermare con assoluta certezza che la Russia è stata coinvolta, penso lui sia stato istruito" su che cosa fare. "Se fossi stato una spia russa, perché sarei andato a Hong Kong?", è la secca replica del latitante, che nell'ex colonia britannica effettuò la prima sosta della sua fuga. "E perché allora", incalza, "sono rimasto sempre bloccato all'aeroporto di Mosca quando arrivai là? Le spie sono trattate meglio di così!". Prima di ottenere l'asilo temporaneo per un anno, Snowden in effetti per un mese non poté lasciare l'area transiti dello scalo di Shemeretyevo, intrappolato in una sorta di limbo. "La Russia", precisa, "non è mai stata il luogo dove intendevo chiedere asilo, ma soltanto una tappa di passaggio. Da là stavo semplicemente transitando. Avevo già un biglietto di sola andata via l'Avana", ricorda. "Tanti giornalisti da riempire un aereo intero hanno verificato quale fosse il posto dove si supponeva dovessi sedermi, però poi il Dipartimento di Stato americano decise di farmi rimanere a Mosca, e annullò il mio passaporto. Se potessi viaggiare senza interferenze da parte degli Stati Uniti", conclude, "state pur certi che lo farei".
Snowden: "Non sono una spia, ho agito da solo"
Nessun governo ci sarebbe dietro le azioni del giovane tecnico dell'Nsa. La talpa si difende sul New Yorker
