Esteri

Preghiera e silenzio per la pace

Coscienze mobilitate. In migliaia per la veglia davanti la Basilica

Mobilitare le coscienze, per fermare la guerra. È l’obiettivo di Papa Francesco, che per questo motivo ha indetto la veglia di preghiera per la pace, oggi in piazza San Pietro e, in contemporanea, in moltissime parrocchie in tutto il mondo. Saranno migliaia le persone che accorreranno per partecipare all’incontro con il Pontefice. Ci saranno una parte mariana, con l’intronazione della statua di Maria Salus Populi Romani; un ufficio delle letture, l’intervento del Papa, il momento, potentissimo, del silenzio e l’adorazione eucaristica che durerà più di un’ora. E se tutto il mondo guarda alle parole di Papa Francesco, l’account twitter ufficiale "@pontifex" ha diramato ieri vari messaggi, con l’hashtag "#prayforpeace". «Cari giovani, pregate insieme a me per la pace nel mondo». E ancora: «Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà». Basterà la sola mobilitazione delle coscienze? La diplomazia vaticana fa un lavoro febbrile, sin dall’inizio del conflitto in Siria. Giovedì, il "ministro degli Esteri" vaticano Dominique Mamberti ha incontrato gli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede e ha spiegato loro la posizione della Santa Sede. Ieri, parlando a Radio Vaticana, Mamberti ha affermato che «attualmente, la situazione è molto delicata e preoccupante. Ad ogni modo, bisogna avere speranza, anzi: molta speranza, nei frutti della preghiera e del digiuno di domani, non solo dei cattolici ma anche di altri cristiani e di appartenenti ad altre religioni». Le adesioni si moltiplicano. Diocesi, parrocchie, comunità, a tutti i livelli, si mobilitano per partecipare alla giornata di digiuno e di preghiera. In una nota la Fondazione Migrantes ricorda oggi la "capacità politica della preghiera", un concetto caro al sindaco santo di Firenze, Giorgio La Pira. E anche il preposito generale dei gesuiti, Adolfo Nicolas, ha annunciato l’adesione della congregazione di cui fa parte anche il Papa. «Il Santo Padre - ha spiegato padre Nicolas - sta prendendo provvedimenti straordinari per renderci consapevoli dell’urgenza del momento. L’aver dichiarato il 7 settembre giorno di digiuno per la pace in Siria è una misura straordinaria e noi vogliamo unirci a lui». Si prega da giorni per la pace nel piccolo villaggio cristiano di Maaloula, a nord di Damasco, simbolo della cristianità in Siria e luogo di pellegrinaggio per fedeli cristiani e musulmani. E padre Nawras Sammour, responsabile per il Medio Oriente e il Nord Africa del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, ha detto ad "Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)", che le parole del Papa sono state apprezzate anche dal Gran Muftì del Paese, Ahmad Badreddin Hassou, il quale ha espresso il desiderio di poter pregare sabato in piazza San Pietro. A Hong Kong, il cardinal John Tong Hon ha mobilitato la sua comunità, moltissime sono le iniziative intraprese dalle Chiese dell’America Latina, e anche nei Paesi geograficamente più vicini alla Siria (dal Libano all’Iraq, fino al martoriato Egitto) parteciperanno alla giornata di preghiera e di digiuno. Ieri, in mattinata, Papa Francesco ha ricevuto anche il fondatore di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il quale gli ha parlato dell’Incontro Internazionale per la pace nello spirito di Assisi che si terrà a Roma dal 29 settembre al 1 ottobre prossimi».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.