Esteri

Siria, Russia e Cina avvertono Obama

Attesa per il rapporto sulle armi chimiche. Kerry: prove certe. Il Cremlino: dichiarazioni "molto strane". Monito di Pechino, nave russa verso la costa siriana. E Obama chiede l'aiuto dell'ex sfidante McCain

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha invitato il suo ex sfidante, il senatore repubblicano John McCain, a parlare alla Casa Bianca sulla situazione in Siria. Secondo quanto riportano i media Usa, il presidente spera così di convincere il Congresso a die sì all'intervento militare. Oggi intanto sono attesi i risultati del rapporto Usa sulle armi chimiche. Alla vigilia oil segretario di Stato americano John Kerry si è detto certo che le prove ci sono. Il presiddente siriano Bashar al Assad è accusato dell'uccisione con il gas sarin di 1,429 civili, 400 dei quali sarebebro bambini.   NAVE RUSSA VERSO LA SIRIA In vista dell'annunciato intervento militare statunitense contro il regime di Bashar al-Assad, la Russia ha inviato verso la Siria la nave da ricognizione "Priazyovye" per "raccogliere informazioni nell'area del conflitto in via d'intensificazione": lo hanno riferito fonti militari riservate, precisando che il ricognitore è salpato ieri dalla base sul Mar Nero di Sebastopoli, in territorio ucraino. Opererà comunque separatamente rispetto ad altre unità da guerra già permanentemente di stanza nel Mediterraneo.    LAVROV PUNGE KERRY "E' molto strano sentire dal mio caro amico, il segretario Kerry, che la parte americana ha fornito alla Russia dati inconfutabili sul fatto che il regime siriano ha usato armi chimiche, ma che i russi hanno deliberatamente rifiutato di riconoscere questo fatto", ha osservato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, parlando davanti agli studenti dell'Università Mgimo di Mosca. Il capo della diplomazia del Cremlino ha poi ricordato come la Russia, su richiesta di Damasco, abbia condotto una sua indagine circa il presunto ricorso ad armi chimiche in marzo a Khan al-Assal, presso Aleppo, e abbia quindi fornito una relazione al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Su questo documento, ha denunciato il ministro, "non abbiamo ricevuto risposte né dagli Stati Uniti né dai britannici, né dai francesi né da chiunque altro".   LO STOP DI PECHINO La Cina ha invitato gli Stati Uniti a non intraprendere azioni unilaterali contro la Siria in risposta agli attacchi con armi chimiche eseguiti contro i civili nelle scorse settimane. È quanto dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei, il quale ha precisato che Washington ha aggiornato Pechino sulla questione. Hong ha dichiarato inoltre che la Cina è molto preoccupata per qualunque utilizzo di armi chimiche, anche se ha precisato che Pechino è contraria a un'azione solitaria da parte degli Usa.   ERDOGAN CONTRO L'ONU Un duro attacco all'Onu, invece, è arrivato dal premier turco Recep Tayyip Erdogan, tra i principali sostenitori dell'ipotesi di un attacco militare internazionale contro il regime di Damasco. "L'incapacità delle Nazioni Unite, lungi dal fermare le uccisioni, ha dato forza al regime siriano e lo ha ricompensato per i suoi massacri". "Mentre il mondo intero - ha detto Erdogan, citato dall'emittente privata Ntv - ha chiuso gli occhi di fronte alla tragedia umana in corso in Siria, sfortunatamente l'Onu ha mantenuto il silenzio ed è rimasta a guardare questa tragedia". "Il fatto che l'Onu abbia mostrato la sua incapacità di fronte all'uso di armi chimiche in Siria - ha proseguito il primo ministro turco - senza prendere alcuna iniziativa, ha lasciato una macchia nera nella storia dell'umanità". Per Erdogan, l'uso di armi chimiche nei dintorni di Damasco il 21 agosto scorso non è l'unico motivo per cui è necessario intervenire in Siria. "Centomila morti non hanno alcuna importanza per noi? - si è chiesto - L'Onu ci ha spinti a interrogarci sull'utilità della sua stessa esistenza durante questo conflitto". "Imprigionare l'Onu in quello che i cinque membri permanenti (del Consiglio di Sicurezza, ndr) decidono - ha concluso il premier di Ankara - è antidemocratico. Una decisione presa sotto le condizioni della Seconda Guerra Mondiale non può rimanere invariata. I giovani hanno lanciato una campagna intitolata 'Il mondo è più grande di cinquè e io la sostengo".   CAMBERRA CON WASHINGTON L'Australia ha offerto il proprio sostegno morale a un'eventuale azione militare Usa in Siria, mentre la Nuova Zelanda ha dichiarato di avere bisogno di maggiori informazioni, dopo che i rispettivi ministri degli Esteri sono stati chiamati dal segretario di Stato americano John Kerry. Patrick Low, portavoce del ministro degli Esteri australiano Bob Carr, ha dichiarato che Kerry ha telefonato la scorsa settimana e ha annunciato che l'Australia appoggerà Washington in una sua azione in Siria. Kerry, ha precisato Low, non ha chiesto assistenza militare e l'Australia non l'ha offerta. Il premier neozelandese John Key ha dichiarato invece che Kerry ha telefonato nel fine settimana al suo ministro degli Esteri, Murray McCully, aggiungendo che la Nuova Zelanda intende analizzare ogni decisione presa in vista dell'attacco prima di prendere una posizione.

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