«Mi chiamo Chelsea Manning. Sono una donna. Così mi sento e mi sono sempre sentita e voglio iniziare una terapia ormonale il prima possibile». Bradley Manning, il soldato Usa condannato ieri a 35 anni di carcere per aver passato oltre 700mila documenti segreti a Wikileaks, getta la maschera e si racconta. Un «tuono» rompe il silenzio all’indomani della sentenza , inferiore ai 60 anni di detenzione richiesti dalla procura militare, la «talpa» di Wikileaks, congedato da militare e risultato colpevole di 20 capi di imputazione, gioca tutte le sue carte. Scrive al presidente Barack Obama chiedendogli la grazia, spiegando di aver violato la legge «per amore degli Usa e senso di dovere verso gli altri» e assicurando di essere pronto a scontare la sua pena «sapendo che a volte bisogna pagare un alto prezzo per vivere in una società libera». Nella lettera, di cui ha dato notizia il legale del giovane analista, David Coombs, Manning spiega il suo percorso personale, sottolineando di aver «inizialmente aderito ai metodi» utilizzati contro un nemico che non sceglieva i tradizionali campi di battaglia e di essersi «arruolato volontario per aiutare a difendere il mio Paese». Ma la missione in Iraq ha cambiato il suo modo di vedere: «leggendo rapporti segreti militari ho cominciato a pormi domande sulla moralità di quello che stavamo facendo». «Ogni volta che abbiamo ucciso civili innocenti, invece di accettare la responsabilità per la nostra condotta, abbiamo deciso di nasconderci dietro il velo della sicurezza nazionale e delle informazioni segrete per evitare qualsiasi responsabilità pubblica», accusa Manning, riconoscendo di aver «violato la legge», ma senza l’intenzione di danneggiare nessuno, ma anzi con l'intento di «aiutare la gente». Durante il processo la difesa aveva messo in evidenza le forti pressioni psicologiche subite dal militare, omosessuale, durante l’era del «don't ask don’t tell» in cui gli orientamenti sessuali erano vissuti in silenzio, nel segreto piu' totale. Da qui l'«outing» in una dichiarazione inviata al programma Today della Nbc. «Mentre transito in questa nuova fase della mia vita - ha rivelato Manning - voglio che tutti sappiano chi sono veramente». «Dato il modo in cui mi sento, sin da bambino, voglio cominciare al più presto una terapia ormonale. Spero mi sosterrete in questa transizione», ha detto il 25enne nel messaggio. «Chiedo inoltre, a partire da oggi, di riferirvi a me con il mio nuovo nome e di utilizzare il pronome femminile». Rivelazioni destinate a pesare sul futuro del giovane che ha diviso l’opinione pubblica a metà, tra coloro che lo considerano un traditore e quelli per i quali sarebbe un eroe. Proprio il periodo che Manning ha trascorso in cella ha sempre sollevato grandi interrogativi. Inizialmente detenuto in Kuwait, poi nella base statunitense di Quantico, infine a Fort Leavenworth, Manning sarebbe sempre stato trattato in maniera da molti considerata «disumana». Amnesty International ha chiesto a Obama di graziare il soldato e aprire un'inchiesta.
Manning: «Voglio chiamarmi Chelsea»
Chiesta la grazia a Obama: «Ho violato la legge per amore degli Usa e forte senso del dovere»
