È Hassan Rohani il nuovo presidente della Repubblica islamica dell'Iran. Rohani vince col 50,7% dei voti al primo turno le undicesime elezioni presidenziali iraniane caratterizzate da un'affluenza del 75 per cento dei 50 milioni di aventi diritto al voto. Per 16 anni segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, il moderato Rohani è vicino all'ex presidente Rafsanjani e rappresenta il leader della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyyed Ali Khamenei nel Consiglio nazionale supremo della sicurezza. Nel 2003 fu nominato capo negoziatore sul nucleare. Alle elezioni presidenziali per la successione a Mahmoud Ahmadinejad Rohani ha rappresentato il Fronte moderato-riformista dopo che l'altro candidato ammesso, Mohamamd Reza Aref, si è ritirato. Le principali forze politiche che sostengono Rohani sono 'Mosharekat' (Condivisione), i Mojahedin della Rivoluzione Islamica, 'Kargozaran' e l'Associazione del Clero Combattente. Rohani è appoggiato da personalità di spicco quali gli ex presidenti Ali Akbar Hashemi Rafsanjani e Seyyed Mohammad Khatami e dall'hojatoleslam Hassan Khomeini, nipote del defunto leader della Rivoluzione Islamica, l'ayatollah Ruhollah Khomeini. In politica estera, il programma dello schieramento moderato-riformista prevede un'apertura verso l'Occidente, in particolare nei confronti degli Stati Uniti, con l'obiettivo di risolvere la questione nucleare. Il secondo per numero di consensi è il sindaco di Teheran, Mohammad Bagher Qalibaf, che si è fermato al 16,5% circa e ha ammesso la sconfitta. In terza posizione è arrivato Saeed Jalili, anche lui un ex negoziatore per il nucleare, che ha ottenuto l'11,3%, seguito dal conservatore Mohsen Rezaei al 10,6%. Secondo i dati forniti dal ministero dell'Interno, Rowhani ha ottenuto 18.613.329 voti, Qalibaf ne ha avuti 6.077.292, seguito da Jalili con 4.168.946 e Rezaei con 3.884.412. Gli altri due candidati si sono fermati molto indietro. Alta l'affluenza alle urne, che secondo il ministro dell'Interno si è attestata al 72,7%, suggerendo che i liberali hanno abbandonato il piano di boicottaggio. Gli aventi diritto erano oltre 50 milioni. «Il Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha preso atto con compiacimento dello svolgimento corretto dell'elezione presidenziale in Iran». È quanto si legge in una nota della Farnesina. «L'alta affluenza alle urne, che ha coinvolto tutte le fasce della popolazione e in particolare i giovani, attribuisce un'indiscussa legittimità al nuovo Presidente Rohani, cui vanno sincere congratulazioni e un augurio di buon lavoro nel promuovere gli interessi del popolo iraniano e un ruolo costruttivo dell'Iran nel contesto regionale. L'Italia - ha osservato il Ministro Bonino - confida che, con il nuovo governo del Presidente Rohani, sia possibile lavorare allo sviluppo delle relazioni bilaterali ed avviare senza indugio una stagione di rinnovata comprensione e di dialogo costruttivo tra l'Iran e la comunità internazionale». «L'elezione di Hassan Rohani è finalmente una buona notizia. Sappiamo che la realtà di quel Paese è complessa, e non va minimizzata, ma bisogna ricordare che durante la campagna elettorale Rohani aveva messo al centro del suo programma il ritorno dell'Iran ad un dialogo pacifico con la comunità internazionale. L'Italia può fare la sua parte per favorire una nuova stagione di distensione ». Lo scrive in una nota Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione esteri del Senato.
Hassan Rohani è il nuovo presidente dell’Iran
L’esponente dei moderati ha vinto le elezioni al primo turno con il 50,7 % dei voti
