Esteri

In Turchia la protesta accende anche Smirne

Medici, infermieri, architetti e intellettuali chiedono al governo di fermare le violenze. In campo pure il Nobel Pamuk. A piazza Taksim la polizia torna a lanciare lacrimogeni

Non sono bastate le scuse del governo turco per fermare l'ondata di protesta senza precedenti contro il premier Recep Tayyip Erdogan. Anzi, nella sesta giornata di manifestazioni antigovernative, due importanti federazioni sindacali e due ordini professionali hanno sposato la protesta. Già nella notte i manifestanti si erano nuovamente scontrati con la polizia in diverse città. Il vicepremier Bulent Arinc, lo stesso che martedì aveva tentato di disinnescare la tensione a nome del governo, doveva incontrare oggi gli organizzatori della manifestazione contro l’eliminazione del parco Gezi, ma poi ha fatto marcia indietro rifiutandosi di parlare con gruppi che accusa di fomentare le violenze. Durante la mattinata ci sono state dure cariche della polizia ad Ankara, Istanbul, Tunceli e Hatay. In quest'ultima città, alla frontiera con la Siria, una manifestazione dopo il funerale di un giovane morto lunedì scorso, è stata dispersa dalla polizia con cannoni ad acqua e lacrimogeni. Secondo la Cnn turca, due poliziotti e un manifestante sono rimasti feriti; a Istanbul, a piazza Taksim, passata la mezzanotte, la polizia e tornata a lanciare gas lacrimogeni contro un migliaio di persone accampate in una zona verde vicino al Bosforo. Ci sono state cariche della polizia nella capitale Ankara e ad Adana, mentre a Smirne la polizia ha fermato 25 persone durante la perquisizione di alcune case. Sono utenti di twitter, accusati di aver diffuso false informazioni sulla proteste. Altre 13 persone sono ricercate per lo stesso motivo. La crociata del governo contro i social network non sta facendo altro che esasperare ulteriormente gli animi dei manifestanti. Centinaia di migliaia di persone hanno fermato la loro attività per chiedere al governo che rispetti i manifestanti che chiedono un cambiamento nello stile autoritario di Erdogan. Lo sciopero è stato convocato dalla Confederazione dei Sindacati di Lavoratori Pubblici, La Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari dei Lavoratori, il Collegio Ufficiale dei Medici di Turchia, e l’Unione dei Collegi di Ingegneri e Architetti. Membri di Anonymous hanno reso noto di aver violato i sistemi di sicurezza del governo turco e aver ottenuto materiale confidenziale dello staff nell'ufficio del premier. Una fonte dell'ufficio di Erdogan ha confermato che la posta elettronica di alcuni dipendenti ha subito un attacco di phishing, ma che le vittime sono state immediatamente disconnesse dalla rete. Tramite Twitter, gli attivisti, che si definiscono membri di Anonymous Turchia, hanno fatto sapere di non aver reso pubblico nessun numero di telefono e che metteranno a disposizione le password delle email solo degli indirizzi che non hanno informazioni riservate. I manifestanti turchi hanno chiesto al vicepremier, Bulent Arinc, le dimissioni dei capi della polizia di Istanbul e di Ankara, dove la repressione delle proteste e' stata violentissima. «I responsabili delle violenze e della repressione devono andarsene», ha riferito un portavoce di un gruppo di manifestanti ai giornalisti. Il bilancio delle proteste è di tre morti e più di 4mila feriti. È deceduto il manifestante rimasto ferito domenica. I medici ne avevano dichiarato la morte cerebrale quattro giorni fa. Il quotidiano Hurriyet Daily News, citando fonti dell'Associazione medica turca, ha dato la notizia della morte di Ethem Sarisuluk, raggiunto da un colpo d'arma da fuoco alla testa. Le altre due vittime sono un 22enne rimasto ucciso ad Hatay e un altro giovane, ucciso durante i disordini a Istanbul. Anche gli intellettuali criticano il governo. «Il parco Gezi è il castagno di tutta Istanbul»: così, ricordando la difesa che la propria famiglia fece di un castagno centenario che le autorita' volevano tagliare, il premio Nobel per la Letteratura Orhan Pamuk si è schierato per la prima volta con i manifestanti di piazza Taksim. Lo ha fatto in un articolo sul quotidiano turco Hurryiet, scagliandosi contro il governo «autoritario e opprimente».

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