Economia

Il catasto riparte dai metri quadrati

Nei certificati anche la superficie di casa utile per il calcolo della Tari Arriva maggiore trasparenza: il dato fino a oggi era visibile solo negli uffici

Dopo i vani, la superficie in metri quadri. La riforma del catasto – quella vera – è ancora lontana; ma nel frattempo il registro si aggiorna. Da ieri, nella visura catastale hanno infatti debuttato due nuove voci: le dimensioni complessive in metri quadri degli immobili e anche la superficie ai fini Tari (Tariffa rifiuti) per consentire ai cittadini di verificare con facilità i dati utilizzati dai Comuni ai fini del controllo della tassa. Un modo per dare una mano ai cittadini che, come suggerisce lo stesso comunicato dell’Agenzia delle entrate, avranno finalmente «a loro disposizione un dato finora visibile solo nelle applicazioni degli uffici», ma anche per stanare qualche furbetto e «mettere una pezza» ai danni causati dall’ennesimo rinvio della riforma del catasto. La novità riguarda 57 milioni di immobili sui 61 milioni registrati e prepara gli archivi dell’Agenzia delle Entrate anche in vista della famosa riforma che, se e solo se sarà mai approvata, vedrà il superamento dei vani e l’utilizzo dei metri quadrati anche per il calcolo delle rendite. Un elemento chiave già oggi per quanto riguarda la tassa rifiuti: l’imposta, infatti, è l’unica che attualmente si calcola sulla superfice calpestabile in metri quadri degli immobili, e non sulla base della rendita catastale, come invece avviene per l’Imu. Superficie che, a volte, è sconosciuta agli stessi proprietari degli immobili: soprattutto nel caso dei palazzi più antichi, dove le planimetrie depositate al catasto possono aver subìto modifiche anche radicali. A volte - sono capitati casi, nei comuni che accettavano l’autocertificazione – c’è pure qualche disonesto che dichiara metrature incongruenti con quelle locali. Insomma: le nuove visure dovrebbero servire sia per maggior chiarezza sia per evitare evasioni. Che potrebbero esserci, eccome: secondo un recente studio dell’Ufficio Economico Confesercenti, la tariffa per lo smaltimento rifiuti, dopo essere cresciuta ininterrottamente dal 2011 al 2014. Il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani ha fatto registrare tassi di crescita elevati soprattutto lo scorso anno - +10% - mentre dovrebbe chiudere l’anno in corso con un -3,5%. Discorso diverso per le Pmi – soprattutto quelle turistiche, come alberghi e ristoranti, che sempre secondo Confesercenti – pagano ormai quattro miliardi di euro l’anno di Tari. Ma la novità dell’Agenzia delle Entrate sarà utile anche per evitare errori da parte degli enti: ciascun proprietario avrà da ora in poi, infatti, l’informazione già fornita dall'Agenzia delle Entrate ai Comuni grazie ai flussi di interscambio dati già attivi, per poter verificare se è corretta la base imponibile - cioè la superficie - utilizzata per il calcolo del tributo sui rifiuti. La maggiore consapevolezza non solo aiuterà e semplificherà gli adempimenti, ma servirà a tutti anche per mettersi al riparo da sgradite sorprese: controlli, contestazioni e accertamenti. In caso di errore, dovrà essere il cittadino a farsi avanti. «In caso di incoerenza tra la planimetria conservata agli atti del catasto e la superficie calcolata», spiega il comunicato dell’Agenzia, «i cittadini interessati potranno inviare le proprie osservazioni, attraverso il sito dell’Agenzia, e contribuire quindi a migliorare la qualità delle banche dati». Quanto agli immobili non dotati di planimetria, che risalgono perlopiù alla prima fase di censimento del Catasto edilizio urbano, e sono di conseguenza privi anche del dato relativo alla superficie, i proprietari possono presentare una dichiarazione di aggiornamento catastale, con procedura Docfa, per l’inserimento in atti della piantina catastale. Una regolarizzazione che, per l’attuale normativa, è d’obbligo se si è intenzionati a vendere. Facile prevedere un boom di regolarizzazioni.

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