Ancora lei, sempre lei. L’energia e i suoi mille volti tornano a minacciare le tasche degli italiani. Molti osservatori, va detto, una fiammata se la aspettavano. Anzi, fin troppo virtuosa è stata l’Italia nel resistere tutti questi mesi alla pressione sui prezzi dovuta alla crisi di Hormuz, con conseguente impennata di gas e petrolio. E dunque dei carburanti, nonostante gli sforzi di Eni per calmierare i prezzi alla pompa. Palazzo Chigi c’entra poco o niente, però a leggere le stime preliminari dell’Istat un brivido non può non correre lungo la schiena. A settembre in Italia il livello generale dei prezzi è aumentato del 4,2% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Una crescita molto sostanziosa rispetto al 3,3% che era stato calcolato ad agosto, quando l’Italia sembrava ancora abbastanza immune dal bacillo dell’inflazione. Il dato comunicato ieri, però, ha un sapore decisamente amaro, se non altro perché riporta l’inflazione al livello più alto degli ultimi tre anni: bisogna infatti risalire al settembre 2023, quando l’inflazione galoppava al 5,3%. Tutta colpa dell’energia, si diceva. E in effetti l’Istat ha calcolato che l’aumento del costo della vita deriva proprio dai rincari dell’energia: in particolare un rincaro del 25,9% dei prodotti regolamentati (perlopiù utenze domestiche nel mercato tutelato) e del 22,2% di quelli non regolamentati (quindi carburanti e utenze del mercato libero). I prezzi dell’energia sono in crescita sostanzialmente perché resta ancora in parte chiuso lo stretto di Hormuz, tra l’Iran e l’Oman, da cui in tempi normali passava circa un quinto di tutto il petrolio e del gas naturale commerciati nel mondo. Inevitabili le ripercussioni sul cosiddetto carrello della spesa, una sorta di spesa tipica del consumatore medio dentro cui l’Istat fa rientrare i prodotti alimentari e quelli per la cura della casa e della persona, come detersivi e bagnoschiuma. Il costo del carrello della spesa è aumentato dell’1,7% a settembre rispetto a settembre 2025, con un balzo di otto decimali rispetto allo 0,9% di agosto. E adesso? Adesso anche l’Europa deve fare la sua parte. “Ci aspettiamo anche che l’Europa agisca. Siamo il Paese che per primo in maniera avveduta ha indicato la strada da percorrere, è necessario che anche le istituzioni europee facciano quello che le famiglie e le imprese europee chiedono da tempo”, è tornato a pressare il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso. “Ci aspettavamo che dopo mesi di crescita del costo dell’energia, non solo ovviamente dei carburanti, ma del costo dell’energia per il sistema produttivo, ci fosse un impatto nella filiera, cosa che è avvenuta in Italia e in Europa proprio in queste settimane”.
Effetto energia sul carovita. A settembre +4,2%: livello più alto degli ultimi 3 anni
