Gli idoli dei compagni

Sánchez contro affitti e proprietà

Pedro vuole limitare gli acquisti dei fondi di investimento, definiti «avvoltoi», e annuncia il blocco degli sfratti fino al 2030. Esulta la sinistra italiana: «Il diritto all’abitare viene prima della rendita»

Mi casa es tu casa. Eccolo lì, il nuovo motto della sinistra europea ispanocentrica, quella che guarda a Pedro Sánchez come leader della rivincita del pueblo contro il capitalismo cattivone. Eccone un’altra. Sánchez non si è ancora ripreso dal disastro di Ceuta (e non è una metafora, la questione deve ancora essere risolta) che ne ha inventata un’altra: il blocco degli sfratti per gli inquilini vulnerabili fino al 2030 e limitazioni per gli acquisti dei fondi d’investimento, che con una certa suggestione chiamano «fondi avvoltoio».

Il tutto ha preso corpo da una protesta nata da una storia che definiremmo strappalacrime, quella della signora Mariacarmen Abascal, 87 anni. Viveva nello stesso appartamento da 70 anni, pagando un affitto molto basso con un vecchio contratto: 500 euro. Poi il palazzo viene acquistato da un fondo di investimento che le chiede un aumento a 1.650 euro. Per lei, che percepisce 1.350 euro di pensione, una cifra insostenibile. Inizia un contenzioso giudiziario lungo anni e il tribunale alla fine decide di dar ragione alla proprietà. La signora viene sfrattata.

Nel frattempo, però, il Comune di Madrid le aveva offerto una sistemazione che la donna ha rifiutato, ed era prevista una sistemazione temporanea presso un familiare. Questa vicenda ha innescato la protesta degli attivisti per la casa e l’iniziativa del governo a guida socialista. Si dirà: a prescindere dalla peculiarità del caso Abascal (il rifiuto di un alloggio popolare non è un dettaglio), in ogni caso aiutare i vulnerabili in emergenza abitativa è doveroso. Certo, in linea di principio. Ma far cadere il costo dell’iniziativa sul privato è dannoso, perché se si limita l’esercizio e il contenuto della proprietà privata, poi finisce che nessuno vuole più investire sulla casa, oppure che quanti hanno un secondo immobile non vorranno più affittarlo o chiederanno garanzie sempre maggiori. Insomma, si finisce per falsare il mercato. Sono i boomerang del socialismo reale.

Ed è un po’ quello che è stato fatto notare dal Partito Popolare spagnolo: la portavoce parlamentare Ester Muñoz lo ha evidenziato. Queste misure, ha detto, «sono orientate a distruggere ancora di più il mercato immobiliare». E poi ha affermato che «la strumentalizzazione della storia di Mariacarmen è stata vergognosa».

Ma si sa, dalle parti del Partito Socialista Spagnolo (che evidentemente, mancando pochi mesi alle elezioni, vuole coprire con misure demagogiche la crisi interna di scandali e presunte corruttele), non va tanto di moda valutare le conseguenze delle proprie iniziative. Hanno fatto una sanatoria per mezzo milione di irregolari e si sono ritrovati con Ceuta invasa da 70mila clandestini, con coda di disordini, violenze e rischi sanitari. Ora questa nuova trovata, che ovviamente esalta il fan club nostrano di Sánchez e del suo governo. Ieri da Avs è subito arrivato un peana: «La sinistra ecologista europea può dimostrare che un’altra strada è possibile: il diritto all’abitare viene prima della rendita». D’altronde è fisiologico che un’iniziativa come questa solletichi gli entusiasmi delle Ilarie Salis, degli auspici della patrimoniale e del club amici dello Spin Time.

Per loro la proprietà privata è un optional, bramano “mappature” di immobili sfitti per penalizzare fiscalmente i proprietari. O magari espropriare, come vorrebbero i duri e puri. Sono solo slogan, per il momento, ma un incubo per gli italiani affezionati al mattone, qualora questa allegra compagnia da centro sociale dovesse tornare al governo.

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