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Economia

Uffici postali, il governo ci ripensa «La chiusura è l’ultima scelta»

Giacomelli: prima dello stop vanno cercate alternative

Il governo ci ripensa. La chiusura di uffici postali sarà solo «l’estrema ratio». A indicare così una nuova «politica industriale» su questo terreno che nei mesi scorsi è stato oggetto di confronto tra l’azienda e le comunità locali è stato il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli intervenendo alla Camera. Nel contratto di programma, che sarà firmato nei prossimi giorni, Poste si impegna infatti a cercare soluzioni anche con «accordi con Regioni ed enti locali», ha spiegato il sottosegretario. Rispondendo a un’interpellanza sulla chiusura di un ufficio postale, Giacomelli ha rimandato al Contratto di programma sul quale si è conclusa «la fase di negoziazione tra Ministero dello Sviluppo economico e e Poste con consenso sul testo finale». Nel documento è stata determinata una linea di politica industriale in cui di fatto si indica che «la capillarità della presenza di Poste non è un peso o un onere ma un asset strategico, un valore: dunque ogni chiusura di ufficio, per quanto giustificata e dentro le regole del servizio universale, impoverisce un asset della società e il governo come azionista considera questo un punto su cui riflettere». In questa ottica «l’ipotesi di intervento di riduzione ammesso è confinata nell’indicazione dell’azionista come estrema ratio, come sconfitta di ogni ricerca di possibilità alternativa», ha spiegato il sottosegretario. Poste si impegna a ricercare e valutare prioritariamente ogni possibilità di potenziamento complessivo dei servizi anche attraverso accordi con le regioni e gli enti locali», ha concluso. In questo senso si va dalla fornitura di strumenti a supporto dello sviluppo dei servizi di e-government fino al supporto agli anziani per promuovere l’utilizzo di strumenti informatici. Dopo il passaggio di competenze all’Agcom, ha sottolineato il sottosegretario, al governo non è rimasto «nessuno strumento per intervenire», a parte la moral suasion che è stata esercitata attraverso la convocazione del management dell’azienda. Le chiusure, però, sono andate avanti seguendo il principio dell’efficienza: su 1.569 interventi annunciati, 211 uffici sono stati chiusi e per 379 sono stati rimodulati gli orari.

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