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Usa, la Fed sfida Trump: Warsh alza i tassi di interesse, stretta anti-inflazione

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Foto: Ansa

Leonardo Ventura
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Al suo insediamento aveva promesso che avrebbe mantenuto la Federal Reserve indipendente dalle pressioni politiche. Kevin Warsh ha mantenuto l'impegno e nonostante i continui appelli del presidente Usa Donald Trump a un taglio dei tassi di interesse, il numero uno della banca centrale, voluto fortemente proprio dal tycoon, ha alzato il costo del denaro. La banca centrale statunitense ha deciso di alzare il tasso sui fondi federali di un quarto di punto percentuale portandolo in un range compreso tra il 3,75% e il 4%. La decisione è stata unanime con un voto favorevole di 12 membri contro 0. "L'attività economica si sta espandendo a un ritmo sostenuto. Sebbene l'incertezza rimanga elevata, in parte a causa degli sviluppi geopolitici, la spesa interna ha mostrato resilienza. La crescita della produttività è forte e gli investimenti in conto capitale sono solidi. L'aumento dell'occupazione ha tenuto il passo con l'evoluzione della forza lavoro e il tasso di disoccupazione ha registrato variazioni minime. L'inflazione rimane elevata. La decisione odierna di politica monetaria favorirà un ritorno più tempestivo all'obiettivo del 2% fissato dal Comitato che garantirà la stabilità dei prezzi", si legge nella nota del Fomc. Non solo. La Federal Reserve prevede un altro rialzo dei tassi entro la fine dell'anno per contrastare l'inflazione troppo lontana dal target del 2%. Era dal 26 luglio 2023 che la Fed non aumentava il costo del denaro. In quell'occasione, la banca centrale guidata da Jerome Powell lo aveva aumentato di 25 punti base, portando il tasso di riferimento in un intervallo compreso tra il 5,25% e il 5,50%, il livello più alto dal 2001.

La banca ha diffuso anche le stime su Pil, prezzi e disoccupazione. In particolare, il Pil reale degli Stati Uniti salirà al 2,3% a fine anno, rivisto leggermente al rialzo rispetto alla precedente previsione del 2,2%, per poi salire al 2,4% nel 2027 ma frenare negli anni a venire al 2,2% nel 2028 e al 2,1% nel 2029. Per quanto riguarda l'inflazione, la battaglia del Fomc e di Warsh è ancora lunga. È prevista crescere al 3,7% a fine anno, rispetto alla precedente previsione del 3,6%, per poi scendere al 2,3% nel 2027, al 2,1% nel 2028 e finalmente centrare il target del 2% nel 2029.

In conferenza stampa Warsh ha tenuto a precisare che quella sui tassi è "una nostra decisione" e non dei mercati. "Abbiamo preso questa decisione sulla base delle nostre valutazioni della situazione", ha dichiarato. "Osserverò i prezzi per vedere cosa indicano. Ma quella di oggi è stata una nostra decisione" e non della finanza. Interpellato sul tema più delicato, ovvero l'indipendenza della banca centrale, Warsh ha precisato che questa deriva dal rimanere concentrati sui propri obiettivi. "Parte dell'indipendenza della Federal Reserve consiste nel restare nel proprio ambito di competenza", ha sottolineato. "Lasciamo che anche chi si occupa di politica commerciale e fiscale resti nel proprio ambito. È così che possiamo esprimerci liberamente e dire le cose come stanno, secondo la nostra valutazione".

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