Volkswagen si metterà alle spalle il dieselgate. Ma il ritorno al top sarà un percorso lungo e, soprattutto, «doloroso». E potrebbe pesare su tutta l’economia tedesca. Matthias Muller, da meno di quindici giorni Ceo del Gruppo automobilistico tedesco, prende di petto lo scandalo emissioni, che ha visto la casa sotto accusa per un software che «truccava» le emissioni delle proprie auto diesel. E ne parla, per la prima volta, davanti a 20mila dipendenti, riuniti nella Hall1 dell’impianto di Wolfsburg, fabbrica simbolo dell’impero Volkswagen. «Volkswagen uscirà da questa crisi», assicura. Ma il prezzo da pagare sarà alto: «i 6,5 miliardi di euro accantonanti non basteranno a pagare multe e risarcimenti legati al dieselgate», spiega il Ceo. «Per questo abbiamo iniziato una revisione di tutti gli investimenti programmati. Tutti quelli che non sono assolutamente necessari saranno cancellati o rinviati -perché dovremo intensificare il programma di efficienza. E per essere franco non sarà un processo indolore». Né breve: anche se le soluzioni tecniche per risolvere i problemi con i motori diesel alla base dello scandalo «sono imminenti», Muller precisa che «la cura è più importante della fretta». La grande preoccupazione dei dipendenti, però, è che l’effetto collaterale del pasticcio sia il taglio dell’occupazione. «Faremo tutto il possibile per salvaguardare i posti di lavoro», si impegna Muller, «ma le conseguenze dello scandalo richiederanno enormi tagli». Anche perché enormi sembrano essere i danni prodotti. «A oggi – prende tempo il Ceo – è impossibile quantificare le implicazioni finanziarie e commerciali». «Ancora non si può misurare l’impatto sull'economia della crisi di una delle più grandi case automobilistiche del mondo, perché non si sa come reagiranno i clienti», gli fa eco Bernd Osterloh, capo del consiglio di fabbrica della Volkswagen. Qualche numero, però, parla chiaro: le auto diesel alla base dello scandalo vendute da Volkswagen sono 11 milioni, di cui 8 solo in Europa. E la famiglia Quandt, proprietaria della casa automobilistica tedesca Bmw, per ora apparentemente estranea al dieselgate, ha già perso 4,5 miliardi di euro nelle ultime settimane solo per il contagio dovuto allo scandalo emissioni. Un dato che lascia intendere quanto possano essere disastrose le conseguenze su tutta l’economia tedesca. Una locomotiva che tira meno del solito: ad agosto, gli ordini dell'industria in Germania sono scesi dell'1,8% sul mese precedente, quando gli analisti si aspettavano un aumento dello 0,5%. I dati di settembre, che includeranno anche gli effetti del dieselgate, potrebbero essere addirittura peggiori.
Volkswagen prova a ripartire "Sarà un percorso doloroso"
L’ad Muller: troppi costi per lo scandalo, rinviamo gli investimenti
