Si continua a licenziare più di quanto si assuma. Il ministero del Lavoro ha comunicato in modo trionfalistico che a giugno in Italia sono presenti 24.883 contratti a tempo indeterminato in più. Frutto di 145.620 attivazioni di contratti stabili e di 34.651 trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato. Ma nelle comunicazioni del ministero si legge anche che i rapporti di lavoro cessati sono 9.768 in più di quelli attivati. La parte del leone inoltre continuano a farla i contratti a tempo determinato che sono stati 565.191 pari al 68,8% del totale. Il governo parla di risultati incoraggianti e positivi ma a gelare l’entusiasmo c’è il Fondo monetario internazionale. L’istituto di Washington stima che ci vorranno quasi vent’anni per riportare l’occupazione ai livelli pre crisi. Una previsione che il ministero dell’Economia contesta e sottolinea che l’Fmi «non tiene conto delle riforme strutturali che già sono state introdotte». Nel dossier l’Fmi dice che la ripresa economica di Eurolandia si sta rafforzando. Ma il potenziale di crescita, stimato nell'1%, è troppo basso per far scendere l'elevato tasso di disoccupazione: «senza un'accelerazione significativa della crescita ci vorranno quasi 10 anni in Spagna e quasi 20 anni in Portogallo e Italia per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi». L'Fmi insiste comunque sulla necessità del Belpaese di migliorare la flessibilità del mercato del lavoro, oltre che continuare a spingere sulle riforme, soprattutto per migliorare l'efficienza della Pubblica Amministrazione e quella della giustizia civile. Il Fondo loda nuovamente la Bce e la sua azione, constatando la possibilità che l'Eurotower estenda al di là del settembre 2016 gli acquisti di asset. La politica monetaria di Francoforte sta aiutando l'economia di Eurolandia e ha evitato il rischio di deflazione. Ma nonostante i progressi nell'area euro restano «vulnerabilità»: è necessario - afferma il Fmi - andare avanti con le riforme strutturali, pulire i bilanci delle banche per rilanciare il credito a sostegno della crescita e avviarsi verso un'unione bancaria con una governance economica più semplice. Una crescita più forte è - secondo il Fmi - la ricetta per far calare il tasso di disoccupazione nell'area euro. Il potenziale di crescita però è basso ed espone Eurolandia a rischi di shock negativi, inclusa la stagnazione.
Si continua a licenziare più di quanto si assuma
I rapporti di lavoro cessati sono 9.768 in più di quelli attivati
