Economia

Cresce l’onda della destra nella Ue Conquistata anche la Danimarca

Manuel FondatoIn Danimarca la spunta sul filo di lana il centrodestra, guidato da Lars Lokke Rasmussen. Il blocco conservatore ha ottenuto 90 seggi in Parlamento con una percentuale del 51,5%,...

In Danimarca la spunta sul filo di lana il centrodestra, guidato da Lars Lokke Rasmussen. Il blocco conservatore ha ottenuto 90 seggi in Parlamento con una percentuale del 51,5%, battendo così la coalizione di centrosinistra della premier uscente Helle Thorning-Schmidt, che si è fermata a 85 seggi. Il vero vincitore, però, è il Dansk Folksparti (Partito Danese del Popolo), ultra-nazionalista e contrario a qualsiasi apertura sulle politiche migratorie, che è riuscito a rastrellare il 21,1% dei consensi, piazzandosi al secondo posto dietro il Partito Socialdemocratico che, nonostante la perdita del governo, rimane il primo partito. Alla luce di questi risultati appare complicata la formazione di un esecutivo con il Partito del Popolo intenzionato a gettare sul tavolo tutto il peso derivato dalle urne come dichiarato dal leader Kristian Thulesen Dahl: "Non abbiamo paura di far parte del governo se ciò ci consentirà di esercitare grande influenza politica. Ma non è sicuro che ci faranno determinate concessioni". Tra le opzioni quella dell'appoggio esterno, già sperimentata dal movimento per ben dieci anni, dal 2001 al 2011. La patata bollente è tutta nelle mani di Rasmussen.Le statistiche, soprattutto analizzando gli indicatori economici, dicono chiaramente che la causa principale della sconfitta socialdemocratica è da attribuirsi al tema immigrazione. Il paradosso è che l'immigrazione non rappresenta affatto un problema così grande nel paese scandinavo. Eppure la propaganda di destra è riuscita abilmente a instillare nell'elettorato il tarlo che lo fosse diventato e molti cittadini si sono lasciati convincere dagli allarmismi lanciati da tutta l'opposizione. Per far fronte ai continui attacchi, la Schmidt, ha adottato nell'ultimo periodo una posizione più intransigente, ma tardiva, sul tema delle quote di redistribuzione degli immigrati. Copenaghen ha ristretto il suo sistema di accoglienza, appellandosi alla clausola di esclusione, che come Regno Unito e Irlanda la tiene fuori da obblighi relativi al ricollocamento dei migranti. Ma è stato come richiudere il cancello dopo la fuga dei buoi e non è bastato a contenere l'onda lunga degli avversari. Forse non è un caso che perfino nella Francia a trazione socialista, il Presidente Hollande stia assumendo posizioni di assoluta intransigenza sull'immigrazione, che hanno causato macroscopiche tensioni con l'Italia. La mancanza di una posizione convincente su questo tema è ormai endemica in tutti i partiti europei di centrosinistra, che stanno facendo i conti con le enormi difficoltà a intercettare il voto di protesta, che alligna un po' ovunque e si distribuisce superando l'anacronistico schema progressisti/conservatori. Questi ultimi, in tutte le loro declinazioni e le differenze da nazione a nazione, sembrano avere una maggiore capacità di offrire dei punti di riferimento a una società più insicura, instabile e impaurita, anche quando i risultati pratici dell'azione politica si sono rivelati deludenti. Il Belgio, lo scorso ottobre, ha mandato «in pensione» i socialisti dopo ventisei anni affidando le redini del paese a una compagine di centro-destra guidata dal liberale Charles Michel. Di fatto con la perdita della Danimarca i socialisti al governo, da soli o a capo di coalizioni progressiste , esclusivamente in Francia, Romania, Croazia, Slovacchia e Malta. Sembra invece ormai sdoganata del tutto la composizione «ibrida» di esecutivi in cui partecipano forze progressiste e forze moderate, superando uno steccato che per anni era stato invalicabile. Questo accade, oltre che in Italia anche in Germania e Paesi Bassi pilastri di un Europa che continua ad essere rissosa e sfilacciata su tutto ed alimentare aneliti anti unionisti e voti di protesta che rendono l'elettorato sempre più liquido e il quadro politico sempre meno prevedibile.

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