L'editoriale

Tre bugie su Sanchez, casa e piazze

Tre bugie, tre. E tutte e tre, come da copione, raccontate con la stessa voce conciliante con cui la sinistra spiega che il problema non è mai il problema.

La prima: la caduta di Sánchez sarebbe un dramma per noi, per l’Europa, per gli equilibri del continente. Ridicolo. Al massimo è un problema per loro, per chi ha fatto del premier spagnolo il santino della «tenuta progressista». Sánchez non reggeva un equilibrio: reggeva una maggioranza tenuta insieme da indipendentisti, da concessioni e da una pazienza elettorale che si è esaurita.

Se cade, non crolla il continente. Crolla un racconto. E oggi, se proprio si vuole parlare di pericolo, il pericolo viene più da sinistra che da destra: islamizzazione trattata come folklore, attacco alla casa spacciato per giustizia sociale, rabbia di piazza cavalcata da chi poi, a cose fatte, si dichiara sorpreso.

La seconda bugia è sulla casa. Siamo un Paese di piccoli proprietari. Gente che ha pagato un mutuo, che paga le tasse — e parliamo di una patrimoniale annuale sull’immobiliare nell’ordine dei 21 miliardi — e che legittimamente non vuole farsi occupare l’appartamento né restare ostaggio di un inquilino moroso. Il problema non è «il diritto all’abitare» contro «il diritto di proprietà». È la certezza di riavere il proprio immobile quando l’altro smette di pagare. Su questo il governo ha agito bene. Serve più certezza, e un incentivo fiscale all’affitto lungo. Non una punizione di quello breve, che è il modo elegante con cui si scoraggia chiunque metta una casa sul mercato.

La terza bugia è la più inquietante. Una serie di cattivi maestri — non saprei definirli altrimenti — incita alla rivolta anche in Italia, soffia sul fuoco, cerca un autunno caldo, vuole un clima di scontro permanente. Non chiedono una riforma.

Chiedono la tensione. E allora la domanda è semplice: dove ci vogliono portare?

Cercano un incidente?

Perché la piazza, quando viene preparata così, non è più dissenso. È un set. E chi allestisce il set, di solito, ha già scritto il finale.

Tre bugie. Una sola ricetta: non crederci.

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