Aiuto, sono cascati tutti e due. Pedro Sánchez e Lula, i santini sul comodino della sinistra italiana, il coretto che fino a ieri cantava in stereo: Pedro, Pedro, Pedro-Pe, e dall’altra parte il compagno delle fabbriche, eterno, imbattibile, da copertina.
Sembravano il playback della Carrà con eventuali sottotitoli anche in portoghese. Battimani a ogni conferenza, occhi lucidi a ogni «sì se puede» e a ogni discorso sulla speranza tropicale. Loro non vincevano: resistevano. In italiano si dice sopravvivenza a colpi di accordicchi, l’uno a Madrid, l’altro a Brasilia.
E adesso? La musica è finita due volte nello stesso weekend. L’altro ieri in Brasile, primo turno: Flávio Bolsonaro al 47 per cento, Lula al 45, ballottaggio il 25 ottobre. I sondaggi lo davano primo. Le urne, sgarbate, hanno messo davanti il figlio di quello che non si doveva nominare. Ieri, dalla Moncloa, Pedro ha sciolto le Cortes e mandato la Spagna al voto il 29 novembre. Non un trionfo: una fuga.
Più ne combinavano, più da noi i compagni applaudivano. Ceuta, decine di migliaia oltre la frontiera e un bilancio di morti oltre il centinaio?
Complotto. La sanatoria pro clandestini? Poesia. L’assalto alla proprietà, affitti sotto ideologia e Stato che rapina i proprietari?
Benedizione. Mezza famiglia e mezzo partito nei radar dei giudici? Eroi perseguitati. E Lula, otto decenni, inflazione e scandali riciclati come folklore? Il faro. Cade sotto al figlio di Bolsonaro, e di colpo era «complesso».
Il copione lo conosciamo. Finché l’idolo sta in piedi, ogni macchia è un complimento. Cadono, e non erano «proprio il nostro modello». Bugie.
Erano esattamente il modello: maggioranze impossibili, giudici da schivare, migranti da esibire e poi gestire male, la casa da manifesto a crisi, il leader eterno che non si dimette mai. Li guardavano come fratelli maggiori coi compiti già fatti.
Peccato fossero sbagliati.
Ora i feticci sono a terra, come tutti gli idoli di quella parrocchia: prima li incensano, poi fanno finta di essere un’altra cosa. Pedro e Lula, stesso playback saltato.
A Roma, nel coretto, cala il silenzio di chi ha applaudito fino all’ultimo ritornello e adesso cerca due biglietti del guardaroba.
