Juncker l’ha spuntata. Dopo un intenso dibattito, la Commissione europea riunita a Strasburgo, l’ha nominato presidente. L’ex premier lussemburghese, popolare, è stato designato dal Consiglio europeo in seguito ai risultati delle elezioni dello scorso 25 maggio. Juncker ha ottenuto 422 voti a favore, superiori alla maggioranza assoluta di 376 voti su 751 eurodeputati. I votanti sono stati 729, i contrari 250, gli astenuti 47 . Il suo predecessore Manuel Barroso aveva ottenuto, il 16 settembre 2009, 382 voti a favore su 736. Durante la mattinata, Juncker aveva convinto, con il suo programma, la larga maggioranza dei Socialisti e Democratici, che con i loro 191 seggi erano determinanti perchè ottenesse la maggioranza assoluta; in particolare, il punto forte è stato considerato un piano di investimenti per la crescita e l'occupazione da presentare entro febbraio 2015 per mobilitare 300 miliardi in 3 anni ma anche la conferma di un utilizzo più flessibile delle regole esistenti e l'impegno sul fronte dell'immigrazione. La sua rivendicazione europeista, e la convinzione dell'importanza dell'Euro che «non divide ma protegge l'Europa», avevano in compenso provocato le contestazioni euroscettiche, a cui il poliglotta Juncker ha replicato. Alla dichiarazione di voto contrario della leader del Front National Marine Le Pen, Juncker ha reagito ringraziandola: «non voglio il sostegno di chi esclude e respinge». Ora per Juncker comincia un percorso non facile, a cominciare dalla composizione del nuovo esecutivo, per il quale ha chiesto agli Stati uno sforzo di presentare candidature femminili: se le commissarie saranno troppo poche, ha avvertito il presidente dell'Europarlamento Schulz, la nuova Commissione non avrà la maggioranza a Strasburgo. Stasera, Juncker parteciperà al vertice straordinario di Bruxelles in cui i capi di Stato e di governo dovranno trovare un accordo su chi sarà il prossimo Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue. L'obiettivo è di presentare la squadra entro agosto, in modo che sia pronta per le audizioni al Parlamento previste per settembre e ottobre. Quanto alla candidatura del ministro degli Esteri Federica Mogherini è stata messa in discussione da una decina di paesi dell'Est Europa che l’hanno accusata di essere filorussa.
Juncker la spunta e promette 300 miliardi
L’ex premier lussemburghese convince con il suo programma la larga maggioranza dei Socialisti e Democratici
