Economia

Draghi "attendista" non taglia il costo del denaro

La Bce lascia il tasso di sconto allo 0,25% nonostante lo spettro delle deflazione e la ripresa ancora debole del sud dell'Europa. Il motivo: abbiamo poche informazioni

I mercati aspettavano il colpo di teatro da Francoforte. Ma Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha preferito una posizione attendista. Così piuttosto che intervenire sul costo del denaro, rimasto fermo allo 0,25%, o avviare operazioni non convenzionali sui mercati è rimasto alla finestra. Solo annunci dunque ma poca sostanza. Draghi non si è lasciato convincere dai segnali negativi: né la nuova discesa dell'inflazione, tornata a gennaio ai livelli di ottobre (0,7% da 0,8% in dicembre contro un target ufficiale del 2% circa), né la ripresa che rimane asfittica soprattutto nelle aree periferiche dell'Eurozona, hanno convinto la Bce a ritoccare al ribasso (almeno di 10-15 punti base) il costo del denaro. Fermi anche il tasso sui depositi a quota zero e il tasso marginale allo 0,75%. Draghi ha spiegato che la Banca centrale ha preferito non agire perchè non aveva abbastanza informazioni a sua disposizione. «La ragione per cui oggi non abbiamo agito ha a che fare con la complessità della situazione e con la necessità di acquisire ulteriori informazioni». Significa che bisognerà attendere prima di conoscere le decisioni. «Prima di tutto - ha precisato - le proiezioni economiche degli uffici, che usciranno ai primi di marzo e che per la prima volta conterranno previsioni per il 2016».

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