Economia

Mps: "Gravi danni senza l'aumento di capitale"

L’allarme lanciato in una relazione: possibili ripercussioni per l’interesse del Paese.

Mps, senza un rinvio dell'aumento di capitale, che è stato fissato nel primo trimestre del 2014, subirebbe «un grave pregiudizio». A sottolinearlo è proprio la Fondazione Mps nella relazione che accompagna la richiesta di un rinvio dell'operazione al secondo trimestre del 2014. La tempistica dell'operazione, se venisse confermata, si legge nella nota, «a giudizio della Fondazione e come più volte manifestato, potrebbe arrecare grave pregiudizio alla Fondazione stessa (e, quindi, indirettamente anche a tutti gli altri azionisti della Banca) e dovrebbe essere pertanto posticipata a una successiva finestra temporale». Un rinvio, seppur di pochi mesi, dell'esecuzione dell'aumento di capitale, sostiene la Fondazione Mps, «permetterebbe di perseguire, e possibilmente realizzare, un superamento della situazione di difficoltà della Fondazione, riducendo i rischi di forti pressioni ribassiste sul titolo derivanti dalla necessità della stessa Fondazione di procedere a un forzoso, consistente e accelerato processo di dismissione della propria partecipazione, con potenziale beneficio per tutti gli azionisti, per la Banca Mps e per i suoi stakeholder». L'interesse della Fondazione «ad un equilibrato e graduale processo di dismissione delle azioni della Banca appare senza dubbio coerente con l'interesse sociale di quest'ultima, quando esso venga inteso con riferimento non soltanto all'obiettivo del puro e semplice shareholder value, ma anche a una più equilibrata prospettiva, attenta a tutti i portatori di interesse in gioco». L'interesse della Fondazione Mps, infatti, «coincide comunque con l'interesse di tutti gli attuali azionisti a non subire ulteriori ribassi del prezzo; con l'interesse della Banca a un processo di ricapitalizzazione realizzato in assenza di ulteriori elementi di incertezza, quali quelli relativi alle azioni detenute dalla Fondazione; senz'altro, con l'interesse dell'intero sistema finanziario nazionale e con l'interesse del Paese, considerando che, una eventuale significativa discesa del corso delle azioni dell'emittente potrebbe generare il forte rischio di veder transitare il terzo gruppo bancario italiano (con circa 26 miliardi di euro di titoli governativi in portafoglio e un importantissimo ruolo nei processi di emissione e negoziazione del debito pubblico) verso nuovi e imprevedibili assetti proprietari a prezzi potenzialmente influenzati, anche in misura significativa, dalle attuali e contingenti circostanze». A tal proposito, aggiunge la Fondazione, è, inoltre, evidente che l'ipotesi di rinvio dell'operazione«non risulta per nulla ostativa alla possibilità, prospettata dal Cda della Banca e richiesta dal consorzio di garanzia, di prevedere il pagamento per cassa della cedola dei Nuovi Strumenti Finanziari». Il pagamento di tale cedola, osserva, «sarebbe, infatti, dovuto, alla luce del vigente regolamento, nel luglio 2014». Come rilevato nella relazione illustrativa del Cda della Banca, «un apposito processo autorizzativo presso le istituzioni competenti deve infatti essere avviato, anche nell'ipotesi di esecuzione dell'aumento di capitale nei tempi brevissimi previsti dagli accordi con il consorzio di garanzia, così come riportati in detta relazione. Non si scorgono invero motivi per cui tale processo autorizzativo, finalizzato a consentire il pagamento per cassa della cedola in scadenza nel luglio 2014, non possa essere avviato in maniera analoga a quanto previsto nella relazione del Consiglio, anche nell'ipotesi in cui l'esecuzione dell'aumento di capitale venisse posposta di pochi mesi, ma comunque completata prima della suddetta scadenza del termine di pagamento della cedola». Inoltre, la proposta di rinvio dell'operazione, sostiene ancora la Fondazione, «non è pregiudizievole della buona riuscita dell'aumento di capitale, in quanto la forte volatilità che ha caratterizzato le fasi recenti dell'andamento dei mercati rende estremamente difficile e aleatorio formulare previsioni in merito all'evoluzione, anche di breve periodo, delle condizioni di mercato, anche in considerazione del fatto che il fine anno rappresenta spesso un'occasione per molti investitori istituzionali per monetizzare i profitti realizzati». Secondo la Fondazione Mps «future azioni delle istituzioni politiche e delle banche centrali potrebbero essere di stimolo per l'economia reale e, in particolare, per le pmi, con conseguente beneficio per gli intermediari finanziari come Banca Mps, da sempre focalizzati sulle piccole realtà economiche del territorio; appare alquanto difficile prevedere ex-ante l'evoluzione del contesto politico internazionale e in particolare italiano, stante la nota e continua instabilità di quest'ultimo; l'incertezza che circonda le tempistiche e le modalità del processo di ricapitalizzazione delle banche italiane è ben nota da tempo a tutti gli investitori e risulta poco idonea a suggerire l'individuazione di finestre di mercato migliori di altre, in considerazione del fatto che situazioni conosciute da tempo potrebbero avere già indotto molti investitori a sviluppare strategie e a effettuare scelte di investimento e allocazione». Gli scenari relativi all'individuazione dei parametri, termini e modalità della prossima Asset Quality Review e dei futuri Stress Test, ad oggi non ancora perfettamente definiti, sottolinea ancora la Fondazione, poi, «sono oggetto di costante attenzione da parte degli analisti e degli investitori finanziari e influenzano il loro comportamento già nel breve termine, anche in considerazione del fatto che nei mesi di gennaio-febbraio 2014 potrebbero essere rese note maggiori informazioni in merito ai criteri applicabili, il che potrebbe contribuire a ridurre il livello di incertezza nei mesi successivi». Su questo punto la Fondazione si dice fiduciosa che i processi di Asset Quality Review e gli Stress Test «non dovrebbero evidenziare ulteriori carenze patrimoniali di Banca Mps». L'esistenza poi di un pre-underwriting agreement, sottolinea la Fondazione, «costituisce indubbiamente un fattore positivo, che può avere una valenza segnaletica della possibilità di realizzare con successo l'aumento di capitale nell'immediato, ma è altresì vero che i termini e le condizioni di tale accordo (che non è dato conoscere nel dettaglio), nonchè la relativa scadenza, potrebbero essere modulati e definiti anche con riguardo a esigenze temporali diverse. Peraltro, la prospettiva dell'eliminazione nei prossimi mesi di alcuni significativi elementi di incertezza che a oggi gravano sulla situazione dell'emittente e del suo azionista di maggioranza relativa potrebbe permettere, a parità di altre condizioni, di rinnovare, ricostituire ovvero anche rafforzare tale impegno di pre-underwriting».

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