Eni è stata chiamata a dare il suo contributo per capire a che punto è il settore verde in Italia dalle commissioni ambiente e attività produttive della Camera. Il colosso petrolifero fornirà dati per un’indagine conoscitiva su quello che la produzione sostenibile può fornire al Paese in termini di Pil e occupazione. L’annuncio è stato dato dalla società del Cane a Sei Zampe dal palco di "Energythink" il progetto creato per discutere sulle sfide energetiche legate all’ambiente «approdato», quest'anno, a Bologna per affrontare il tema della chimica verde, finanziato da Eni e Legambiente e organizzato da Minimega. «Green Chemistry, a first step towards Bioeconomy» è stato il titolo della VI conferenza internazionale, ospitata dall’Università di Bologna, dedicata appunto alla chimica verde. Un settore considerato da Eni e Legambiente, tra le aree più promettenti di sviluppo economico sostenibile. Ad aprire i lavori, Ivano Dionigi, rettore dell’università di Bologna, Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente e Sabina Ratti, responsabile sostenibilità di Eni. Ad introdurre il convegno sono stati Peter Bakker, presidente del world businness council for sustainable development (Wbcsd), e Christian Patermann, ex direttore «biotechnology, agriculture & food» al direttorato della ricerca della Commissione europea. Presente anche l’ad di Versalis , società chimica di Eni, Daniele Ferrari, che ha spiegato come «la collaborazione tra l'industria e le associazioni ambientaliste stimola il pensiero e l'innovazione ed è un importante connubio per creare un modello di società in cui l’attenzione sempre maggiore per il territorio rappresenti una delle colonne portanti».
Chimica verde, occasione per far ripartire il Pil
Eni è stata chiamata a dare il suo contributo per capire a che punto è il settore verde in Italia dalle commissioni ambiente e attività produttive della Camera. Il colosso petrolifero fornirà dati...
