Economia

La ripresa passa dalla ricerca

Michele Pierri L'Italia attraverserà il guado della crisi economica se sarà in grado di mettere in moto un rilancio della crescita che passi attraverso la ricerca scientifica, l'innovazione...

L'Italia attraverserà il guado della crisi economica se sarà in grado di mettere in moto un rilancio della crescita che passi attraverso la ricerca scientifica, l'innovazione tecnologica e la formazione. È il messaggio inviato ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione dell’edizione 2013 degli Stati Generali della Green Economy. Un appello, quello di Napolitano, che non arriva in un momento casuale. Proprio in questi giorni il Parlamento dibatte sugli aspetti pregnanti della Legge di Stabilità, che non contemplerà più, almeno per il momento, il finanziamento della legge 808/85, uno specifico strumento di sostegno alla Ricerca&Sviluppo nel settore aerospaziale e dell’elettronica connessa. Un'azione di "partenariato strutturale" tra Stato e imprese che in quasi vent'anni ha evidenziato risultati positivi. Con vantaggi competitivi non solo per una o poche imprese, ma per tutta la filiera, ormai organizzata in distretti e in un cluster nazionale. Ogni euro investito in ricerca industriale e sviluppo, che in questo caso non è nemmeno a fondo perduto, si ripaga in crescita per il Paese. Nel mondo parlamentare c'è chi non sta trascurando il tema. Come la Commissione Industria del Senato presieduta da Massimo Mucchetti, che ha detto che “il Parlamento dovrebbe valutare “in considerazione dell'elevato interesse a conservare un posizionamento competitivo dell'industria aerospaziale italiana nel quadro internazionale, che è garanzia di ritorni significativi sul Pil, l'assegnazione di più congrue risorse finanziarie ai settori della ricerca e sviluppo dell'aerospazio nell'ambito della Legge 808/85”. O come Giuseppe Pisicchio, autore di una mozione che impegna il Governo a definire una nuova politica industriale per il settore aerospaziale. Esperti e addetti ai lavori si augurano che non rimangano voci nel deserto. L'Italia, sembrano concordare tutti, non può competere in altro se non valorizzando il fattore tecnologico. Rinunciarvi vorrebbe dire probabilmente tagliare alla radice ogni possibilità di futuro. *redazioneairpress@gmail.com

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