Per ora è solo un brogliaccio. Un concorso di idee e di concetti da sviluppare. Ma l’obiettivo di fondo del piano «Destinazione Italia» a cui sta lavorando il governo Letta è chiaro: rendere più facili gli investimenti esteri nel Paese. Non solo quelli finanziari e quelli legati ai capitali d’impresa ma anche quelli relativi alle risorse umane qualificate come tecnici e ingegneri. Al lavoro sul tema c’è già una task force composta da esperti della presidenza del Consiglio, dei ministeri dello Sviluppo economico e degli Esteri. Le loro prime valutazioni sono state consegnate a metà agosto al presidente Letta, ai ministri Bonino e Zanonato, dopo una serie di incontri con i soggetti pubblici in parte interessati dall’arrivo degli stranieri tra i quali Invitalia, l’Ice, la Consob, l’Antritrust, la Confindustria e i vari ministeri. L’idea portante del lavoro preliminare è quella di mantenere l’Italia al centro dei flussi di investimento internazionale per intercettare le risorse che servono a modernizzarla e che in questo momento la finanza pubblica non può assicurare. Fondi che non si limitino a sfruttare la ricchezza di cui il Paese è già dotato ma che sblocchino anche quella potenziale, quella ancora non generata. Obiettivo non secondario del piano è anche quello di attrarre multinazionali per inserire i nostri prodotti nelle catene di valore mondiali, quelle che la globalizzazione ha creato con lo scambio continuo di prodotti semilavorati tra le diverse aree del mondo. Non solo. Al centro delle intenzioni di Palazzo Chigi c’è anche la necessità di dare il massimo risalto all’Expo 2015 che rappresenta un’opportunità irripetibile di promozione del made in Italy. Il messaggio che dovrà passare secondo gli esperti è quello di superare le due paure contrapposte: la sindrome dell’outlet e cioè quella di dismettere pezzi di Italia solo per fare cassa e quella detta di Fort Apache che prevede la tattica difensiva estrema per proteggere quel poco che resta di tricolore. Il concetto va rovesciato: portare investimenti dall’estero è il contrario della delocalizzazione che i posti di lavoro li fa perdere. Nel mirino di Letta ci sono in particolare gli investimenti che generano nuovi insediamenti produttivi o riconvertono attività esistenti. Il metodo di lavoro a cui pensa l’esecutivo parte da progetti pilota su alcuni territori con condizioni agevolate per gli stranieri da estendere, successivamente, anche ai soggetti italiani. Il tutto seguendo un approccio sistemico. Stop dunque a innesti di norme su regole già esistenti che spesso creano incertezze normative e contenzioso. Quello che crea il brodo di coltura della corruzione. La strategia di intervento è semplice. Da un lato tende a dare al Paese più efficienza attraverso riforme che creino un ambiente economico simile a quello dei competitor, dall’altro valorizzando gli asset che rendono l’Italia unica al mondo. Dunque non solo interventi su tassazione, giustizia più veloce e burocrazia più snella. Allo studio c’è la creazione di un brand Italia che faccia riconoscere a chi investe il misto di bellezza, design e modello di vita e benessere che il Paese rappresenta. Un marchio fondato sulla cultura (l’Italia è la nazione con il maggior numero di siti della lista Unesco dei patrimoni dell’umanità) ma anche sulla valorizzazione del livello di ricchezza diffusa, del basso livello di indebitamento delle famiglie in Europa e del debito contenuto delle imprese. Insieme a questo anche il plus determinato dall’assenza di bolle sia nel settore immobiliare sia in quello finanziario e la solidità del sistema bancario che continua ad avere un modello di business orientato verso l’economia reale. Oltre alle riforme già compiute come quella del lavoro, delle pensioni e l’equilibrio del bilancio pubblico, a solleticare l’appetito degli investitori esteri dovrebbe essere, secondo Palazzo Chigi, anche la disponibilità di capitale umano, ricercatori e ingegneri italiani, disponibili a costi più bassi rispetto ai competitor europei.
Bellezza, cultura e intelligenze Così Letta vuole attrarre capitali
Piano Prima bozza di Destinazione Italia per portare investimenti Dare più certezze agli stranieri e valorizzare la nostra unicità
