Economia

Col rincaro dell’Iva benzina alle stelle

Up: «Causerebbe un aumento di 1,5 centesimi» Zanonato: quattro raffinerie in bilico per la crisi

L’aumento dell’Iva previsto a inizio luglio potrebbe tradursi in un istantaneo rincaro del prezzo della benzina di 1,5 centesimi al litro. Rendendo ancora più critiche le condizioni del settore della raffineria in Italia che, già nella situazione attuale, secondo il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato «rischia di perdere altri quattro impianti in un futuro prossimo». È l’allarme lanciato dall’assemblea dell’Unione petrolifera tenutasi ieri a Roma. Un comparto, quello della raffineria, che da sempre rappresenta uno dei fiori all’occhiello dell’economia italiana ma ora, a fronte di consumi tornati ai livelli di 20 anni fa, rischia di vedersi fortemente ridimensionato. Inevitabile, a questo punto, chiedere al governo di scongiurare in tutti i modi l’ulteriore rincaro dell’Imu che andrebbe a deprimere ulteriormente i consumi. «Le vendite di carburanti - ha denunciato il presidente dell’Up Alessandro Gilotti - hanno ormai superato la soglia dell’anelasticità rispetto al prezzo e l’aumentata imposizione fiscale (il 20% in più per la benzina e il 28 per il gasolio nel 2012) ha colpito irrimediabilmente i consumi». Tradotto: la recessione ha ridimensionato a tal punto il mercato del carburante che a ogni aumento di prezzo i consumi subiscono un contraccolpo. Come se della benzina si potesse fare tranquillamente a meno. L’auto resta sempre più in garage e la vendita dei carburanti è tornata ai livelli degli anni ’90: 177,8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio nel 2012. Nel 1995 erano 171,5. «Evitare l’aggravio di un punto dell’Iva previsto per luglio - ha continuato Gilotti - sarebbe un segnale positivo, anche perché graverebbe sui consumatori per 1,5 centesimi euro/litro». E ciò non si tradurrebbe neanche in maggiori entrate per il Fisco, visto che «se il trend dovesse essere confermato - avvisa il presidente Up - nel 2013 si stima una flessione del gettito di circa un miliardo di euro». Inevitabile, per un settore che produce il 30% in più di quanto il mercato riesce ad assorbire, riflettere su quelli che potranno essere i contraccolpi occupazionali e strutturali della recessione. E se Gilotti paventa la chiusura di «1-2 raffinerie tra questo e il prossimo anno in Italia», il ministro Zanonato, che ha rappresentato il governo all’assemblea, si lascia andare a stime ancora più pessimistiche: «Siamo in una situazione da 15-20 milioni di tonnellate l’anno di eccesso di capacità - ha spiegato il titolare dello Sviluppo economico - ma non dobbiamo compromettere un settore strategico e dobbiamo salvaguardare centomila addetti». «Indubbiamente siamo in una situazione di rischio - ha concluso Zanonato - che potrebbe portare in Italia alla chiusura di 4 grandi impianti». Oltre alla raffinazione, per l’Unione petrolifera va affrontato anche il problema della rete di distribuzione carburanti. «A mio avviso - ha rilevato Gilotti - occorre intensificare gli sforzi sul fronte della ristrutturazione della rete di cui più volte si è parlato, potenziando lo strumento del fondo indennizzi». «Credo sia ora giunto il momento conclusivo per una massiccia azione di razionalizzazione con la chiusura di non meno di 5.000-7.000 impianti» la chiusura di Gilotti, «tale progetto, da attuare nell’arco dei prossimi due-tre anni, è l’unica strada percorribile a una ristrutturazione senza regole».

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