Economia

«Risanamento dei conti e riforme, l’Italia non ha scelta»

Il ministro dell’Economia Grilli parla da Washington a margine dell’assemblea del Fondo monetario internazionale: «Col nostro debito pubblico abbiamo pochi margini»

L’Italia non ha altra strada che il risanamento dei conti e le riforme. A dirlo il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, secondo cui per il nostro Paese si tratta di «un approccio obbligato». Un rapporto tra debito e Pil al 130%, osserva l’inquilino di via XX settembre durante una pausa dell’assemblea del Fondo monetario internazionale a Washington, non ha altri margini se non «quelli che ci lasciano i mercati e chi è pronto o no a prestarci i soldi. Questo è il problema». Il ministro dice di non aver percepito «disagio» tra i partner per lo stallo politico italiano. «Non è stato parte delle nostre discussioni ufficiali, magari ti chiedono qualcosa per i corriodoi. Ma mi parlano ancora, diciamo così», ironizza. Poi si fa serio e aggiunge: «Non penso ci sia grande preoccupazione. Non c’è la percezione che l’Italia sia un rischio per il mondo. Siamo semmai noi italiani a dover essere preoccupati di essere efficaci in questo tipo di negoziati, perché le politiche economiche sono ormai su una scacchiera globale. I problemi dell’Italia - prosegue Grilli - sono i problemi del mondo e come l’Italia può essere competitiva nel mondo. Penso che se non riusciamo a essere presenti ed efficaci, ad avere una strategia precisa e un largo supporto su questa strategia avremo sempre problemi di debolezza». Il ministro è consapevole che «la strada del consolidamento fiscale e delle riforme è una strada complicata, che non da risultati immediati e in cui anche la pazienza ha un suo peso. Ma - rileva - non ho sentito in queste riunioni né in Europa altra ricetta». Semmai, spiega, «il problema è che stiamo facendo tutti insieme la stessa cosa e questo rende tutto più difficile, perché facendo tutti insieme la stessa cosa si indebolisce la domanda aggregata». Ma se è vero che «non tutti dovremmo fare la stessa cosa nello stesso momento», argomenta ancora, «per alcuni Paesi, e l’Italia è purtroppo fra questi, non hanno molti margini di manovra e il tipo di approccio è un approccio obbligato. Mentre altri Paesi, che possono avere più spazio e più tempo, potrebbero utilizzarli per mantenere la domanda interna più dinamica». Ma questo, conclude Grilli, «non è un suggerimento valido per l’Italia anche se, certo, ci fosse più domanda globale tutto sarebbe più facile». «Il mercato dei titoli di Stato è un mercato delicatissimo su cui non vogliamo perdere alcuna chance», dice poi il ministro dell’Economia rispondendo a chi chiede se l’Italia sia pronta a far saltare l’accordo europeo sulla tobin tax se i bond pubblici non saranno tenuti fuori dall’ambito di applicazione della tassa. «Siamo stati fra i primi insieme alla Francia a introdurre la Financial transaction tax - ricorda Grilli - e l’abbiamo introdotta con molta prudenza». Secondo il ministro, «il dibattito è appena cominciato. Noi - aggiunge - rimaniamo sulla nostra posizione. È l’impostazione giusta. Anche gli altri capiranno che il mercato dei titoli di Stato è un mercato diverso dagli altri».

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