Intesa raggiunta sul prestito «ponte» che dovrebbe traghettare Alitalia fuori dall’emergenza e far proseguire l’attività nonostante una liquidità molto ridotta. Dopo più di 5 ore di riunione, il cda di Alitalia dà il via libera a una proposta di finanziamento convertibile, del valore di massimi 150 milioni di euro, che ogni socio «potrà sottoscrivere in rapporto alla quota azionaria detenuta»: anche perché rimborsabile in azioni della compagnia. A comunicarlo è la stessa compagnia area in una nota, in cui si legge, fra le altre cose, che il cda ha fissato per il 22 febbraio la convocazione dell’Assemblea dei Soci che dovrà approvare l’opera- zione. La decisione positiva sul prestito ponte, in realtà, era attesa: già dall’inizio settimana, voci di corridoio davano per raggiunta l’intesa sul prestito tra i maggiori azionisti di Cai, Air France, Intesa Sanpaolo e la Immsi del presidente Roberto Colaninno, dopo il rinvio di una settimana della riunione del cda, inizialmente prevista per il 3 febbraio. E anche l’ad Andrea Ragnetti, nei giorni scorsi, aveva sottolineato come il prestito fosse «una necessità per l’azienda, gli azionisti ne sono consapevoli e sono certo che una soluzione si troverà». Il raggiungimento di un accordo sul prestito, che dovrebbe essere sufficiente a far superare alla compagnia i prossimi mesi senza ricapitalizzare, nonostante si prevedano conti sotto pressione per tutto il primo trimestre dell’anno, non era però scontato. Nella prima riunione informale in vista della decisione, i soci erano apparsi divisi. A pesare, soprattutto la mancanza di una prospettiva industriale convincente, e il timore di un declassamento della compagnia - e quindi del loro investimento - a operatore regionale. Alcune fonti avevano addirittura adombrato posizioni differenziate tra i soci, soprattutto di Unipol-Fonsai e Salvatore Mancuso, entrambi con una quota superiore al 3%, che avrebbero potuto portare a un nuovo slittamento della decisione. Neanche Air France, che possiede il 25% della compagnia italiana e sembrerebbe essere in pole position per un’acquisizione, piace a tutti gli investitori. Che temono la svendita di un patrimonio che ha già perso molto del suo valore iniziale, e per il quale nel 2008 avevano versato 847 milioni di euro. Mancuso sembrerebbe essere anche la voce più insistente, ma non isolata, a chiedere di trovare un’alternativa al gruppo francese, magari da trovare nella russa Aeroflot o nell’Emirates. I prossimi giorni, comunque, rimangono decisivi: dalla nota del cda di San Valentino, infatti, non emergono altre novità significative, seppure attese. Ad esempio, nonè stato formalizzato l’ipotizzato mandato esplorativo da affidare alla banca Rothschild per individuare un compratore. Un partner industriale, insomma, in Europa o nel mondo, disposto a prendere in mano una quota della compagnia, tenendo sempre presente che - nel caso di vettori non europei - il massimo ingresso ottenibile secondo le norme è del 49% delle azioni totali della compagnia. Inoltre, non c’è stata traccia del supposto cambio di vertici, questione che sembra essere rimasta ancora aperta. Soprattutto per quanto riguarda Ragnetti, arrivato al comando di Alitalia solo un anno fa: secondo fonti di stampa diffuse due giorni fa, l’ad sarebbe stato pronto a lasciare la compagnia, dopo aver concordato una buonuscita di 2 milioni di euro. Uscita che - visto che non è stata trattata ieri - potrebbe essere sul tavolo del prossimo cda, previsto per il 25 febbraio, e per il quale l’ordine del giorno è la presentazione dei conti del 2012. Una ricostruzione, questa, vigorosamente smentita da Ragnetti. Nel frattempo, Alitalia continua le operazioni. Dal 31 marzo - ha annunciato la compagnia alla borsa del turismo - partirà il nuovo orario estivo. Il gruppo aumenterà la frequenza dei voli, con 101 destinazioni: 26 in Italia e 75 nel mondo e 9 nuove destinazioni internazionali che partiranno dall’hub di Roma Fiumicino. I nuovi scali saranno destinazioni interessate da una forte domanda turistica o business: Copenaghen, Cracovia, Ekaterinburg (Russia), Orano (Algeria), Podgorica (Montenegro), Bilbao e Montpellier, oltre alle nuove destinazioni stagionali attive da giugno a settembre: Antalya (Turchia) e Djerba (Tunisia). Scompare invece la tratta Roma-Pechino. Nonostante i cambiamenti non siano stati motivati ufficialmente, sembra evidente che Alitalia stia procedendo a una risistemazione del suo network, in seguito alla perdita del monopolio - decisa il 23 gennaio dal Consiglio di Stato - sulla tratta Roma-Milano, un tempo la più redditizia d’Italia ma ora in calo per colpa della concorrenza esercitata dai treni veloci, progressivamente scelti da sempre più utenti.
Ad Alitalia 150 milioni per volare
Cambiano le tratte: da Roma 9 nuove destinazioni destinate ai turisti
