Economia

La guerra delle valute è quasi dichiarata

Moneta unica troppo forte al tavolo dell’Eurogruppo: no a elevata flessibilità

f.caleri@iltempo.it Dopo una lunga gestazione comprensibile vista la scarsa reattività della politica europea ai problemi della geopolitica, l’euro forte, che sta strozzando le economie esportatrici, è arrivato sul tavolo dell’Eurogruppo. Non come tema «fuori sacco» trattandosi di equilibri internazionali tra i paesi più ricchi del mondo e dunque ad alto rischio, ma al contrario con annunci urbi et orbi . Con il risultato che, la guerra valutaria che allo stato è solo una remota possibilità, con la discussione formale nei consessi politici europei, rischia di diventare la realtà delle relazioni tra i paesei nei prossimi mesi. Difficile immaginare, infatti, la semplice fluttuazione determinata dai mercati e che aveva portato lentamente il cambio con il dollaro verso quota 1,20 senza che gli aggiustamenti provocassero crisi politiche. Tutto troppo semplice per le cancellerie europee che ora, con molta probabilità, innescheranno un processo nel quale molti Stati rischiano di trovarsi con il cerino in mano. Eppure l’euro forte spaventa tutti al punto che il tasso di cambio è diventato no degli argomenti fondamentali al centro dell’Eurogruppo di ieri. Anche perché i ministri finanziari a fine settimana si riuniranno nel G20 a Mosca e lì dovrà essere sostenuta una posizione comune. È la Francia la più avanzata sul tema e si è spinta fino a chiedere una politica dei cambi. La Germania resta cauta ma oggi il ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble ha aperto una soluzione comune al G20 per contrastare una «flessibilità dei cambi che riconosce sempre negativa». È stato il presidente francese Francois Hollande a chiedere una politica dei cambi perché «la moneta unica non può fluttuare secondo gli umori del mercato». A seguire ieri è stato il ministro dell’economia, Moscovici, a sollevare la questione: «I movimenti erratici dei cambi hanno conseguenze negative sulla crescita e quindi siamo d’accordo nell’Eurogruppo che la questione vada sollevata al G20», ha detto al termine della riunione. Secondo il ministro, l'euro sopravvalutato provoca enormi danni alla ripresa: un apprezzamento del 6% ha un effetto depressivo sulla crescita dello 0,3%, e in un momento di recessione per la zona euro significa aggravare gli sforzi di risanamento dei Paesi. «Non serve la guerra delle valute - ha spiegato Moscovici - ma un approccio comune per stabilizzare i cambi». La riunione si è conclusa presto per «riconvocarsi » per una cena di saluto al lussemburghese Jean Claude Juncker, che ha lasciato il posto all’olandese Jeroen Dijsselbloem, ieri alla sua prima riunione da presidente. Dopo una lunga discussione e inevitabili divergenze tra i vari ministri la posizione comune da portare alla riunione del G20 l’ha spiegata il ministro delle finanze tedesche Wolfgang Schaueble: «I cambi non devono essere manipolati e una flessibilità troppo elevata è naturalmente pericolosa».

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