Sarà il piano-casa l’asso che Berlusconi intende gettare sul tavolo della campagna elettorale per le Regionali. Le misure che prevedono la possibilità di ampliare la cubatura degli immobili sono rimaste inattuate in molte regioni. Il premier pensa a un «patto per l’Italia» con il quale i futuri governatori si impegnano, in un tempo prestabilito, a introdurre quelle normative varate dal governo ma di competenza regionale che hanno trovato ostacoli. Allo studio anche l’ipotesi di una semplificazione delle procedure per l’attività edilizia. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha ribadito il suo no a un calo delle tasse con tagli a pensioni e sanità, e rinvia la riduzione all’arrivo della ripresa. A suggerirlo sarebbe stato proprio Tremonti. Archiviato il tema della riduzione delle tasse (la crisi e i conti pubblici al momento non lo consentono) è il piano casa l'argomento che Berlusconi intende cavalcare per la campagna elettorale delle Regionali. L'80% degli italiani sono proprietari di un immobile che continua ad essere il bene rifugio per eccellenza e che sarà il primo settore a risentire positivamente della ripresa economica (la Confedilizia è sicura che il mercato ripartirà a fine 2010). Il che significa che appena si rimetterà in moto l'economia, e i soldi riprenderanno a girare, chi ha una casa potrebbe decidere di attuare quegli ampliamenti previsti dal piano-casa concordato dal governo con le Regioni la scorsa primavera. E qui sta il punto. Il piano-casa per ora è solo uno slogan, difficile se non impossibile da declinare. Il ministro dell'Economia Tremonti, dopo aver convinto Berlusconi che sarebbe un boomerang continuare a parlare di riduzione delle tasse quando è evidente che nell'immediato non si può fare, gli avrebbe fatto balenare che è bene puntare sul tema della casa. Ad Arezzo Tremonti è stato sibillino e si è limitato a dire che per la campagna elettorale ci saranno «iniziative molto forti». Nel suo entourage sono stati più espliciti. L'idea è di lanciare un «patto per l'Italia», siglato in una grande manifestazione, fra i candidati e i cittadini. I futuri governatori si impegneranno ad applicare entro un determinato periodo (tra i 60 e i 100 giorni) tutte quelle iniziative varate dal governo ma di competenza regionale che non sono state ancora attuate o trovano difficoltà di applicazione. Tra queste ci sarà il piano-casa, ovvero quel pacchetto che prevede la possibilità di ampliare la cubatura degli immobili fino a un massimo del 35%. Berlusconi si sarebbe lamentato più volte perchè molte regioni non lo hanno applicato. A cosa si riferisce il premier? Il 31 marzo scorso il governo ha concordato con le regioni alcune linee guida, il cosiddetto piano-casa. In base all'intesa le regioni si impegnavano a legiferare entro 90 giorni. In realtà i tempi si sono dilatati. Alcune regioni sono state virtuose altre (Calabria e Sicilia) ancora non ne hanno fatto nulla. Non solo. In numerose realtà la legge regionale risulta inapplicabile per una serie di paletti, per eccesso di burocrazia o perchè vengono delegati i comuni a fare delle integrazioni. In Toscana e Umbria, spiegano alla Confedilizia, i paletti sono tali che è come se il piano-casa, di fatto, non ci fosse. Nel Lazio, un altro caso di cattiva legiferazione, la normativa prevedeva l'obbligo per chi intendeva fare un ampliamento, di presentare il fascicolo del fabbricato (ovvero tutta la documentazione sull'immobile) e di interpellare, a pagamento, un esperto per avere una dichiarazione sulla sicurezza dell'immobile. Questa norma è stata stralciata dopo che il governo ha annunciato che l'avrebbe impugnata davanti alla Corte Costituzionale ma, a quanto risulta alla Confedilizia, permane in Basilicata. Gli amministratori regionali si difendono dicendo che il governo si era impegnato, al momento dell'intesa sul piano-casa, a varare, entro dieci giorni, un decreto per «semplificare - si legge nel testo dell'accordo - alcune procedure di competenza esclusiva dello Stato per rendere più rapida l'azione amministrativa che disciplina l'attività edilizia». In definitiva il decreto doveva essere il veicolo per accelerare il piano immobiliare. Ma non se ne è fatto nulla. È probabile, come sostengono dentro il Pdl, che possa essere questo un altro asso da calare in campagna elettorale.
Pdl, sfida sul piano casa

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