Economia

BANCHE

Consumatori contro gli istituti per il caro conti

Da una parte l'Abi che respinge la torre di Babele delle cifre e invita a fare scelte consapevoli. Dall'altra, l'Intesa dei consumatori che chiede l'abolizione dell'articolo 118 del Testo unico bancario, quello che consente agli istituti di credito di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali, senza comunicazione al cliente e con la semplice pubblicazione in Gazzetta ufficiale. In mezzo, a fare da arbitro, c'è l'Antitrust che ha avviato un'indagine sulla concorrenza fra gli istituti di credito. In questo quadro, anche se si intravedono spiragli di maggiore concorrenza, con l'ingresso degli stranieri nel mercato e le ultime scelte di Unicredit e Mps sulla chiusura gratuita dei conti, arriva per il sistema una nuova bocciatura da parte del Fmi: l'Italia «ha un grado di concorrenza più debole rispetto ad altri Paesi e con spese operative e costi di servizio relativamente alti», scrivono gli economisti di Washington in un supplemento all'article 4 pubblicato venerdì. Una bocciatura che spinge i consumatori ad alzare la posta e dire «basta» alle modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali dei conti correnti. «Dobbiamo togliere ai banchieri questo privilegio che spetta solo a loro e che ha consentito a Fiorani di addebitare 100 euro a tutti i correntisti per finanziare i suoi affari personali. È un'arma impropria che consente di fare bella figura abolendo le spese di chiusura conto e spalmando i costi su altre voci», ha spiegato il presidente dell'Adusbef Lannutti.

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