Un gesto che i legali della Popolare illustreranno ai pm milanesi titolari dell'inchiesta sulla banca padovana e che rappresenta l'ultimo passo compiuto da Bpi verso quella discontinuità rispetto alla precedente gestione Fiorani. Nel consiglio tenuto nella tarda mattina di ieri a Lodi le uniche dimissioni formali sono state quelle del consigliere Giammaria Visconti di Modrone (pare peraltro per motivi estranei alla vicenda), mentre gli altri consiglieri hanno scartato l'ipotesi dell'uscita in massa che, secondo alcune fonti, avrebbe potuto essere interpretata come una implicita ammissione di colpa. Niente dimissioni quindi, ma la mediazione fra gli schieramenti in seno al consiglio ha portato tutti a concordare sulla disponibilità a rinunciare al proprio mandato e, nel caso, indire un'assemblea dopo le feste per nominare un nuovo cda. L'uscita di alcuni dei consiglieri più legati all'ex ad Fiorani, seppure mai richiesta formalmente dai magistrati, era stata indicata nei giorni scorsi da diverse fonti come il passo decisivo per ottenere lo sblocco delle azioni Antonveneta. Bisognerà vedere ora se la mossa dei consiglieri, unita ai cambi al vertice operati dal neo direttore generale Divo Gronchi, alla decisa pulizia nel bilancio e alla rottura dei rapporti con i soci-clienti più contestati, basteranno a convincere i magistrati milanesi. Per il momento quindi la richiesta formale di dissequestro, prevista per domani, slitta in attesa di conoscere la reazione dei magistrati. Il titolo Bpi in Borsa, pur tra scambi limitati, è salito dello 0,93% a 7,26 euro recuperando in parte le perdite della vigilia
Bpi, niente dimissioni del Cda
Consiglieri pronti a lasciare se la procura dissequestra la quota
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