Anche quando c'è da costruire una centrale che utilizza fonti rinnovabili, come l'eolico. Un ostacolo che mette in forse l'investimento da 1,7 miliardi di euro previsto dall'Enel per i prossimi quattro anni. A lanciare l'allarme è stato appena qualche giorno fa a Pisa l'amministratore delegato della compagnia elettrica, Fulvio Conti. Con i nuovi investimenti nell'energia rinnovabile, l'Enel punta a produrre 750 MW di potenza, sufficiente ai fabbisogni di una città come Napoli e il suo hinterland. Proprio in Italia, però, «sono ancora tanti gli ostacoli, le incongruenze e i ritardi». In un vero e proprio appello alle istituzioni nazionali e locali, alle associazioni e a quanti vengono chiamati a concedere le autorizzazioni per i nuovi impianti di energia rinnovabile, Conti ha confermato la disponibilità dell'Enel a investire ancora nelle fonti rinnovabili, ma ha anche chiesto un aiuto. Se da una parte, infatti, «le leggi, l'opinione pubblica, il protocollo di Kyoto» chiedono di andare avanti su questo settore, dall'altra, «qualunque sia la fonte o la tecnologia proposta - ha spiegato l'ad dell'Enel - l'iter autorizzativo è in molti casi scoraggiante». Qualcosa - ha lasciato intendere Conti - che se dovesse proseguire potrebbe portare la principale azienda elettrica italiana a scegliere di dirottare tutti questi investimenti «per la costruzione di impianti all'estero». Argomenti sui quali Conti ha trovato alleati anche a Pisa dove, per due giorni, Enel, Legambiente, i Giovani imprenditori di Confindustria e il Club di Kyoto hanno discusso sulle fonti di energia rinnovabile. I primi, e i più convinti, sono proprio gli industriali, come hanno confermato il presidente dei giovani imprenditori Matteo Colaninno, e il vicepresidente di Confindustria Pasquale Pistorio. Per Colaninno scommettere sulle fonti rinnovabili «oggi non è solo un fatto di necessità e di competitività, ma è ormai un fattore strategico». Più deciso ancora Pistorio, «anche se questa è una prospettiva a lungo termine». Secondo gli industriali, invece, il problema è contingente, immediato: «occorre che si abbassi il costo dell' energia per le imprese» e, in questo, «anche il governo deve favorire questa politica». Un governo che, ha assicurato il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, ha «individuato incentivi per energia prodotta da fonti rinnovabili maggiori che nel passato». Quindi anche il governo «andrà avanti» sul fronte dell'energia rinnovabile. Il problema però, per il presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci, «è rappresentato dal ritardo che l'Italia deve recuperare rispetto ai Paesi che hanno fatto questa scelta in passato e oggi ne incassano i frutti in termini ambientali e economici». Anche per Legambiente, quindi, il problema non è più solo «ambientale» ma «rappresenta una grande opportunità per la competitività e il futuro dell'Italia».
Conti: «A rischio 1,7 miliardi»
La denuncia: maxi ostacoli anche per investire nelle fonti rinnovabili
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