Lo rileva uno studio di Carla Russo nell'ultimo numero "Bnl Focus", il settimanale della banca romana guidata da Luigi Abete. Tra il 1991 e il 2002 la ricchezza netta delle famiglie dei paesi del G7 misurata rispetto al reddito disponibile mostra quasi ovunque una crescita, rileva lo studio. Con l'eccezione del Giappone, dove invece il rapporto si riduce abbondantemente, di un 13 per cento circa. In Canada e Stati Uniti il rapporto tra attività finanziarie e reddito disponibile risulta più elevato rispetto a quello in attività reali. L'inverso si verifica invece per l'Italia e la Germania. Per Francia e Regno Unito rileva una situazione in movimento nell'ultimo biennio 2001-2002. Nel 2002 la Gran Bretagna passa dalla vecchia abitudine agli investimenti mobiliari a quelli in attività reali: queste ultime arrivano a costituire il 432 per cento del reddito disponibile contro il 374 per cento delle attività finanziarie. Anche la Francia realizza una variazione nello stesso senso: nel biennio 2001-02, esaurita l'attrazione per i mercati finanziari le famiglie sono tornate a possedere attività finanziarie in misura inferiore a quelle reali, 308 contro 360 per cento. Sono noti i problemi incorsi dagli investimenti finanziari a partire da fine 2000. Lo studio rileva di conseguenza che le attività reali hanno protetto gli investimenti in Italia, Germania e Gran Bretagna grazie alle recenti rivalutazioni degli immobili. Mentre ovviamente il dissesto dei mercati finanziari ha penalizzato gli investimenti delle famiglie negli Usa, e in Canada e Francia. In Italia l'indebitamento per la casa risulta a livelli dimezzati rispetto agli altri paesi del G7. Le passività per mutui si aggirano sul 35 per cento del reddito disponibile, mentre le altre passività non superano il 5 per cento. BEFFA SVIZZERA ADDIO FISCO UE L'accordo tra Ue e Svizzera per la tassazione sui redditi da depositi di non residenti è stato varato oggi e anche con grande solennità: ma sarà sottoposto a referendum di ratifica in Svizzera. Non potrà quindi entrare in vigore prima della primavera o più probabilmente dell'autunno 2005 - queste sono le stagioni dei referendum nella Confederazione. Di conseguenza salterà la data limite (primo gennaio 2005) decisa dall'Ue per applicare nell'Unione la direttiva sulla tassazione del risparmio con scambi automatici di informazioni tra i 25 sui conti di non residenti. La direttiva è condizionata infatti dalle "misure equivalenti", cioè una ritenuta alla fonte, mantenendo il segreto bancario, da parte della Svizzera. Senza queste misure equivalenti, il Lussemburgo metterà il veto, appoggiato da Austria, Belgio, Olanda e Gran Bretagna, tutti paesi preoccupati di perdere a favore delle banche svizzere i depositi di cittadini stranieri. Nella Confederazione elvetica la richiesta di referendum da parte della destra riguarda l'intero pacchetto di accordi varato oggi a Bruxelles nel primo vertice Ue-Svizzera. Il pacchetto comprende, oltre alla tassazione dei risparmi, anche l'ingresso della Svizzera nell'accordo di Schengen sull'abolizione dei controlli di frontiera. Schengen modifica effettivamente i poteri sovrani della Confederazione e dei Cantoni: quindi dal punto di vista costituzionale il referendum è giustificato. Anche per questo sarà facile ai promotori raccogliere le cinquantamila firme necessarie, e con eccellenti possibilità di vincere la consultazione. Affondando un pacchetto che suscita tradizionali diffidenze nell'opinione pubblica. Con l'accordo con la Svizzera andrebbe però a picco in questa eventualità anche la direttiva fiscale dell'Ue, che nel frattempo avrà visto la sua applicazione slittare in attesa del problematico sí elvetico. KERRY E BUSH RIVALI ANCHE SULLA FED Il presidente degli Stati Uniti, George W.Bush, ha fatto confermare ieri il presidente della Federal r
Per la Bnl il debito l'ha fatto l'Italia, non gli italiani
Roma scopre il risparmio. Berna scappa a un Tremonti fin quando può. Bush e Kerry cercano un Greenspan