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Richard Gere fa il tossico

Richard Gere invecchia, eppure non ha ancora settant'anni. All'inizio del film scritto e diretto da un esordiente di Philadelphia, Andrew Renzi, sembra addirittura arrivarci dall'età della pietra....

Richard Gere invecchia, eppure non ha ancora settant'anni. All'inizio del film scritto e diretto da un esordiente di Philadelphia, Andrew Renzi, sembra addirittura arrivarci dall'età della pietra. Capelli lunghi oltre le spalle, barbone e baffoni tutti bianchi. Poi sapendo che, come personaggio, viene a fargli visita la figlia di suoi amici carissimi, si fa scorciare le chiome che restano comunque fluenti e si rade in modo quasi decente. Chi è come personaggio? Si chiama Franny, come nel titolo, e ha così tanti soldi che ha una meritatissima fama di filantropo, tanto che tra i suoi meriti c'è la creazione di un mastodontico ospedale in cui fa tutto da solo senza sorveglianza e senza guide. Tutto ruota attorno a lui e tutti gli obbediscono anche perché è molto generoso. In quell'ospedale aveva trovato spazi lusinghieri per un suo amico medico che però era perito nell'incidente in cui lui si era sfracellato a tal segno che per lenirgli i dolori, i medici avevano dovuto somministrargli la morfina. Adesso, a cinque anni dall'incidente, arriva la figlia di quei suoi amici, Olivia, sposata con un medico e Franny oltre ad accoglierla tagliandosi appunto i capelli, copre lei e il marito di attenzioni dettate dalla sua immensa fortuna: assume l'uomo nell'ospedale e non esita addirittura a regalare a lei la casa in cui era nata. Poco alla volta, però, ci viene rivelato il vero motivo di tutte quelle attenzioni, anche nei confronti del marito cui l'altro paga in un colpo solo tutti i molti debiti. Franny, dopo l'incidente d'auto e la morfina per sedargli i dolori, è diventato tossicodipendente e adesso il marito di Olivia gli serve come medico per farsi prescrivere quegli stupefacenti di cui ormai ha assoluto bisogno, ma il medico, pur constatando le terribili crisi di Franny senza la droga, si rifiuta di tradire per lui i suoi doveri. Da qui molte pagine che hanno al centro Franny in preda ai suoi dèmoni. Non però con lo stile drammatico e poetico con cui Billy Wilder, nel '45, in "Giorni perduti" ci aveva fatto assistere a una crisi disperata di astinenza, motivata in quel caso dall'alcol, ma quasi soltanto dal punto di vista esteriore, con grida, furori, aggressioni, concludendo curiosamente con Franny pacificato riflesso in uno specchio mentre diligentemente si fa la barba… Una trovata? Né come regia né come sceneggiatura. In quello specchio comunque Richard Gere non esita a mostrarci uno dopo l'altro tutti i suoi sessantasei anni. E senza trucco.

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