Come inaugurazione per il tradizionale S. Ambrogio meneghino la Scala quest’anno ha scelto il Verdi giovane dei cosiddetti "anni di galera” ed in specie un’opera che ebbe la sua prima assoluta proprio sul palcoscenico del Piermarini nel 1845 con consenso più di pubblico che di stampa. Giovanna d’Arco torna così a rivivere in scena alla Scala dopo 150 anni dalla sua ultima ripresa. Sul podio per la prima volta come direttore principale in una serata inaugurale Riccardo Chailly, che da gennaio 2017 assumerà anche l’incarico di direttore musicale. La regia è affidata alla affiatata coppia dal 1983 formata da Moshe Leiser e Patrice Caurier che si avvalgono delle scenografie di Christian Fenouillat, dei costumi di Agostino Cavalca, delle luci di Christophe Forey, dei video di Etienne Guiol e dei movimenti coreografici di Leah Hausman. D’eccellenza sulla carta il cast vocale che comprende nei ruoli chiave il trentacinquenne tenore genovese Francesco Meli nel ruolo di Carlo VII di Francia, la richiestissima Anna Netrebko nel ruolo della Pulzella d’Orléans, e il baritono Devid Cecconi chiamato d’urgenza a sostituire l’indisposto Carlos Alvarez come Giacomo. Settima opera del catalogo verdiano e quinta destinata alla Scala, la Giovanna d’Arco su libretto di Temistocle Solera segna il primo interessamento di Verdi nei confronti di un dramma (1801) di Friedrich Schiller (poi verranno I Masnadieri, Luisa Miller e soprattutto Don Carlo) ma anche il primo distacco dalla Scala dopo i successi del Nabucco (1842) e dei Lombardi (1843), un distacco che si protrasse per anni sino alla "pacificazione” dell’Otello. Molti erano i motivi della scarsa fortuna dell’opera ed esulavano per lo più da ragioni di ordine musicale. Il personaggio di Giovanna d’Arco infatti, se da una parte era sospetto alla censura che vi poteva intravedere allusioni libertarie risorgimentali, dall’altra era giudicato ambiguamente dalla Chiesa che la beatificò nel 1909 e santificò solo nel 1920. Così anche alla Scala la Giovanna godè di poche riprese, rispettivamente nel 1858 e nel 1865 con la partecipazione della prediletta Teresa Stolz, che non faceva dormire sonni tranquilli alla sospettosa Giuseppina Strepponi in Verdi. Più recente, ma solo in forma di concerto, la ripresa del 1951 con l’Orchestra Rai di Milano diretta da Simonetto (interpreti Bergonzi, Tebaldi e Panerai). Eppure Verdi nutriva fiducia nella sua creatura, che appare piena di aperture verso il futuro e di novità sperimentali. In realtà il libretto di Solera, personaggio dalla vita oltremodo avventurosa, più che sulla guerriera invasata che vuol liberare la Francia dagli inglesi per volontà divina, si incentra sui rapporti tra Giovanna e Giacomo, tra una figlia esuberante ed un padre bigotto (un tema, questo generazionale, presente per altro in tutte le opere verdiane). Del resto entrambi appaiono divisi: Giovanna tra le aspirazioni del padre ed i suoi desideri, Giacomo tra l’onore della famiglia e l’affetto paterno. Poco aderente alla realtà storica, che viene lasciata dalla penna alla immaginazione, Giovanna, una giovane in odore di eresia, guadagna in spessore umano quello che perde in autenticità storica. Non nuovo all’opera è Riccardo Chailly, che l’ha diretta a Bologna nel 1989 con la regia di Werner Herzog, e altrettanto dicasi per la Netrebko e Meli insieme al Festival di Salisburgo 2013. Chiaro l’intento dichiarato della coppia registica e del suo affiatato staff, ovvero quello di raccontare la storia medioevale portando le intenzioni del compositore agli spettatori di oggi in stretta connessione con il dettato musicale verdiano. La Scala dunque sceglie di valorizzare il suo passato e la sua storia e lo fa con il solito battage delle "prime” di gran pregio. La televisione (Rai5) anche quest’anno riprenderà lo spettacolo che verrà poi trasmesso oltre che in Italia (oggi Rai 5 ore 17.30) anche in altri 15 paesi europei (22 invece le emittenti in diretta radiofonica) Per non dire della trasmissione in differita in Giappone, Corea, USA e Australia e delle dirette cinematografiche del circuito 01 Distribution.
Giovanna d’Arco, alla Scala 150 anni dopo
Cast d’eccezione Riccardo Chailly debutta come direttore principale in una serata inaugurale Attesa per Anna Netrebko nel ruolo dell’eroina. L’ultima rappresentazione nel teatro fu nel 1865
