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Spettacoli Tv

La magia della Fracci:"Torno a danzare per Rachmaninov"

L'étoile italiana di scena a Mosca il 28 settembre

Sullo sfondo rumori di pioggia, voci e suoni di campane in lontananza. Da una parte si fa avanti uno scrittore, dall’altra su una panca due ragazze e un giovane musicista. Lei, Sua Soavità Carla Fracci, si avvicina al tavolo mentre il pianista italiano Gregorio Nardi porta dei lillà bianchi che offre all’étoile che recita in italiano il testo di una poesia di Ekaterina Beketova (I Lillà) musicata da Rachmaninov. Prendono poi corpo le magiche note del popolarissimo Secondo concerto per pianoforte e orchestra in do minore op.18 del grande compositore russo grazie alle mani virtuose del Nardi. Così, tra un profumo di lillà e le romantiche note di Sergey Rachmaninov, torna in scena il 28 settembre Carla Fracci, la instancabile étoile milanese, protagonista assoluta dell’ultimo mezzo secolo di balletto italiano. E rimette le scarpette a Mosca, al Teatro di Stato Russkaya Pesnya (Canzone russa) accanto alla giovane stella del Bolscioi Dmitry Ekaterinin, recente premio Grigorovic, per Mystery of the Ballet – Il Lillà basato sui Diari di Vera Skalon e sul racconto dello scrittore sovietico - premio Oscar 1975 e sceneggiatore de La Tenda Rossa ispirato alla impresa del dirigibile di Umberto Nobile - Jurij Nagibin che ha per protagonista nientemeno che Rachmaninov, lontano cugino della Skalon cui dedicò composizioni giovanili.     Come è nata questa idea di tornare a danzare? «Ho danzato recentemente anche a Lecce. Qui in Russia sono di casa da molto tempo e sono molto amata. Questa volta sono impegnata in una novità assoluta: recito nella parte di Vera Skalon, cugina alla lontana di Rachmaninov. Il balletto racconta dell’incontro, una estate, in casa di un famoso signore benestante, di due giovani: Vera e Sergey. Si trovano nell’età dei primi amori, lei diciottenne, in questo giardino per un incontro d’amore che poi non si realizzerà. I due infatti da allora non si videro più ed in Rachmaninov rimase sempre quella vena di nostalgia per quella mancata vita insieme che ha poi riversato nei suoi lavori musicali. Per lei ha scritto anche una romanza commovente dal titolo Lillà che io reciterò in italiano».     Aveva già danzato in Russia? Quali ricordi conserva? «Ho ballato La Silfide al Bolscioi con George Iancu come partner. Poi ho danzato nell’ Aida al Teatro dell’Operetta, due volte al grande Teatro del Kremlino insieme alla compagnia dell’Opera di Roma col programma dei Ballets Russes ed ho portato i giovani del Bolscioi a Roma».     La coreografia è interessante? «Il coreografo di questa nuova produzione, Nikolai Androsov, ha collaborato con l’Opera di Roma per i balletti di Diaghilev e per Il papavero rosso, balletto di tradizione russo-sovietica. È una produzione molto impegnativa che vede in opera l’attore Igor Lagutin, il gruppo vocale folk Slaviane, l’orchestra sinfonica Rachmaninov diretta da Andrey Anikhanov oltre naturalmente al corpo di ballo della Compagnia di Stato "Russian Seasons” diretta da Nikolai Androsov che è anche il coreografo del balletto. È un grande evento per ricordare il grande musicista russo ma anche una grande ma infelice storia d’amore tra due ragazzi: Rachmaninov poi sposò una cugina di Vera».     Insomma un vero evento. «Per me è emozionante: si sono mobilitati in tanti, interviste, incontri. Durante le prove ho anche incontrato Vassiliev che mi ha detto: Sei un miracolo e lo dirò a tutti».     Ma nel suo futuro c’è ancora la voglia di tornare a dirigere una compagnia di danza italiana dopo la decennale esperienza al Costanzi? «Non è che io possa propormi. Dovrebbero semmai pensarci i Teatri a farsi avanti, ma è un periodo che le compagnie di danza degli Enti lirici invece vanno chiudendo i battenti».   Dietro di lei a Roma la Fracci ha in verità lasciato qualche rimpianto non tanto per i talora discussi rifacimenti di grandi balletti di repertorio o per le nobità spesso estrose presentate al nazionale, ma soprattutto da una parte per l’ottimo livello stilistico del corpo di ballo (esemplari Giselle e Lago), dall’altra per quelle produzioni ispirate alla riproposta dei capolavori dei Ballets Russes di Diaghilev, dal Till Eulenspiegel a Jeux, dal Sacre du printemps (1913) di Nijinsky al Tricorno. Peccato che non ne sia restata traccia video se non negli archivi del teatro. Quelle serate meritavano davvero di venire immortalate.

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