Spettacoli Tv

Un palco per le ore tragiche di Mussolini

All’albergo rifugio di Campo Imperatore l’ultimo atto della trilogia teatrale dedicata al Duce Il regista Pingitore: «In scena la vigilia dell’esecuzione. È l’unica notte trascorsa con Claretta»

Il teatro indaga la storia nell’ultimo atto della trilogia che un regista conosciuto per la satira politica come Pierfrancesco dedica alla figura di Mussolini. Stasera alle 20 si anima ancora lo storico albergo rifugio di Campo Imperatore, nella provincia aquilana, per la prima nazionale di "Scacco al Duce. L’ultima notte di Benito e Claretta” che riguarda la notte trascorsa da Mussolini e Clara Petacci nella cascina De Maria a Bonzanigo, e si conclude con la loro fine. Il cast è costituito da altri nove attori, oltre a Luca Biagini nel ruolo di Mussolini, Barbara Logaglio è Claretta, Roberto Della Casa si cala perfettamente nei panni del re, Bianca Maria Lelli incarna Vita, Sabrina Pellegrino è Edda Ciano, Carlo Ettorre si cimenta con D’Annunzio, Antonio Pisu affronta il Partigiano e Morgana Giovannetti si presta come voce narrante. Il primo testo della trilogia, "Quel 25 luglio a Villa Torlonia”, è stato rappresentato nel 2010 a Roma, proprio a Villa Torlonia, e ha per tema il ritorno a casa di Mussolini, nella notte in cui fu sfiduciato dal Gran Consiglio. Il secondo è "Operazione Quercia” che narra la prigionia di Mussolini nel settembre del 1943 e la sua liberazione per opera dei paracadutisti tedeschi, avvenimenti consumatisi proprio sul Gran Sasso. Questo lavoro teatrale ha registrato nelle passate edizioni un indiscusso successo di pubblico, tanto da essere stata proposto in più occasioni dal 19 giugno su Rai Storia. Si tratta di una consapevole incursione di Pingitore in ambito storico per mettersi alla prova con un genere completamente diverso dalla sua abituale frequentazione della comicità e per invitare il pubblico di oggi a una riflessione sugli eventi del passato.     Perché ha scelto l’albergo rifugio di Campo Imperatore? «Il secondo atto della mia trilogia su Mussolini "Operazione Quercia” era ambientato lì in quanto luogo originale della prigionia del Duce fino al 12 settembre 1943, quando venne liberato dai paracadutisti tedeschi. Questo spettacolo è stato trasmesso da Rai Storia e ripreso per tre anni di seguito. In questo stesso albergo, che ha creato una sua tradizione di pubblico interessato, ho voluto allestire questo ultimo testo "Scacco al Duce” che descrive l’ultima notte trascorsa con Claretta Petacci sul lago di Como. Nello stesso salone utilizzato l’altra volta ho collocato una piccola e non invasiva scenografia per ricreare l’atmosfera del teatro e per restituire il cascinale che vide i due per la prima volta condividere una notte intera, dato che non avevano mai dormito insieme essendo amanti clandestini».     Chi si confronta con i protagonisti? «Diversi personaggi vengono evocati. Si sviluppa un dialogo del Duce con un giovane partigiano della generazione di coloro che hanno creduto nel fascismo e poi ne sono rimasti delusi. Poi avvengono altri incontri immaginari, partoriti dalla fantasia di Mussolini. Fa i conti, per esempio, con D’Annunzio, che rivendica la primogenitura di tante idee riprese e diffuse dal fascismo. Roberto Della Casa, con una somiglianza impressionante, interpreta Vittorio Emanuele III, quel re mai più visto da Mussolini dopo essere stato arrestato, che qui alimenta un dibattito serrato con accuse vicendevoli. C’è poi lo scontro drammatico con Edda, la figlia che gli rimprovera di non aver salvato suo marito Galeazzo Ciano, ma di averlo lasciato fucilare insieme agli altri condannati del processo di Verona. Se D’Annunzio è la liturgia del fascismo, il re simboleggia la fine di una lunga collaborazione, Edda rappresenta la tragedia shakespeariana».     Per il ruolo di Mussolini conferma un attore del calibro di Luca Biagini. Quanto lo ha avvicinato al personaggio? «È entrato nella psicologia del ruolo con un’aderenza mirabile vissuta fino in fondo».     Come si è confrontato con questa drammaturgia attinta dalla realtà? «Sono sempre stato appassionato di storia del Novecento, del ventennio, della seconda guerra mondiale e avevo una formazione precedente a queste occasioni sceniche. Per Villa Torlonia nel 2010 m venne in mente l’inizio di questa trilogia. Alcuni fatti sono casuali, ma poi hanno rispondenze dentro di noi. Quello che penso di Mussolini e del fascismo è che non si sia diffusa a livello popolare una conoscenza che mettesse i giovani in condizione di sapere e di giudicare, non per aderire, ma per capire. Mi ha interessato il momento della perdita del potere, della caduta, della solitudine della coscienza, filtrandoli ovviamente con la mia sensibilità. Ritengo che meritino approfondimento più di quanto non sia accaduto ancora in Italia. Bisogna evitare i luoghi comuni e il pregiudizio».     Il teatro può svolgere questo compito? «È la massima espressione di libertà: si comunicano le idee per suscitare le reazioni più disparate del pubblico».

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