La verità perentoria del detto «Nemo propheta in patria» risuona soprattutto nel nostro Paese, per i tanti grandi artisti misconosciuti da noi e celebrati invece all’estero. L’ultimo caso è quello di un magnifico pittore come Fausto Pirandello (Roma 1899-1975), di cui viene celebrato il quarantennale della scomparsa con una mostra esemplare nella Estorick Collection di Londra. E che sarà ricordato anche da due fondamentali esposizioni a Parigi e in Germania, l’anno prossimo. Senza dimenticare che Jean Clair, il critico forse più lucido e controcorrente del nostro tempo, nel suo ultimo libro, «Hybris. La fabbrica del mostro nell’arte moderna», ha messo Fausto Pirandello sullo stesso piano del Picasso degli anni Trenta, di Balthus, Francis Bacon e Lucien Freud. In Italia Pirandello ha avuto diverse mostre, anche in musei pubblici, ma in fin dei conti è stato quasi sempre visto e trattato come un buon artista, però non di prima grandezza. Ricchissima di capolavori che vanno dal 1923 al 1963 la mostra di Londra, sostenuta dalla Fondazione Fausto Pirandello e ben curata da Fabio Benzi, mette in scena il meglio di una produzione di altissima qualità e di assoluto livello internazionale. Cresciuto all’ombra di un geniale e complesso drammaturgo come Luigi, con cui ebbe un rapporto difficile e travagliato, Fausto Pirandello scelse la strada della pittura diventando l’esponente più intenso di un realismo esistenziale che ha saputo cogliere in tutta la sua pienezza la fatica, la malinconia ma anche la sensualità della vita. In opere come «Nudo in prospettiva» (1923), «Interno di mattina» (1931), «La pioggia d’oro» (1933), «La scala» (1934), emerge la forza inquieta di una pittura che trasuda la fatica e quasi la pena di vivere, in tutta la sua carnalità, con un realismo espressionista che ha pochi eguali in Europa. Il caso forse più emblematico di artista trascurato e non di rado perfino avversato in patria finché era vivo ma esaltato all’estero è stato quello di Giorgio de Chirico, che mentre da noi era considerato un pittore reazionario e sorpassato, in Francia veniva giustamente reputato uno dei maggiori artisti del XX secolo. Basta ricordare quanto scriveva nel 1972 Franco Simongini, che è stato per lungo tempo suo amico: «In Italia Giorgio de Chirico non ha avuto altro che polemiche, critiche e nemmeno un premio, una onorificenza, un riconoscimento qualsiasi a lui che ha reso famosa la pittura contemporanea nel mondo, nessuna grande mostra organizzata dal governo italiano, che continua a ignorarlo, attraverso i suoi pubblici funzionari. Con l’aiuto, l’ingegno e la tenacia della moglie, de Chirico ha organizzato splendidi cataloghi e splendide mostre in ogni parte del mondo. L’Italia ufficiale invece non fa nulla per questo genio della nostra pittura». Altro caso eclatante di italico oblio è stato quello di Alberto Magnelli, che, disgustato dal nostro provincialismo, si era trasferito a Parigi fin dal 1932. Nel secondo immediato dopoguerra in Francia Magnelli era considerato un astrattista di eccezionale importanza, quasi pari a Kandinsky. E la sua prima grande retrospettiva, nel 1947 alla galleria Drouin di Parigi, ebbe un tale successo da consacrarlo fra i maggiori artisti di quel periodo. E in Italia? Scandalosamente la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma non gli ha mai dedicato una mostra, nonostante Magnelli sia rimasto sempre profondamente legato al nostro Paese tanto da essersi dichiarato «Pittore fiorentino» sulla lapide della propria tomba a Meudon. Un esempio più recente di un grande artista italiano trascurato dalle istituzioni, Galleria nazionale d’arte moderna in primis, è quello di Vasco Bendini, scomparso sei mesi fa. Pochissimi artisti europei possono vantare come Bendini il primato di aver aperto la strada a due correnti pur molto diverse fra loro, lui che è stato pioniere dell’informale italiano ma anche l’anticipatore di istanze poveriste e concettuali, nel 1966-67. Ben più lungimiranti di noi sono gli americani, tanto che nemmeno due mesi fa si è chiusa alla RH Contemporary Art di New York una personale che ha riscosso un ampio successo di pubblico, di critica e, il che non guasta, di vendite. Un successo che apre il campo ad altre mostre internazionali di Bendini che faranno sembrare l’Italia ancora di più un piccolo paese esterofilo e provinciale.
Pittori snobbati Re all’estero
Da Vasco Bendini a de Chirico L’Italia non riconosce i suoi talenti
