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Plutone svela i suoi segreti

Le prime immagini della sonda Horizons: montagne di ghiaccio alte fino a 3500 metri

Freddissimo, un po’ più grande del previsto, dotato di montagne alte più della Marmolada e fatto tutto di ghiaccio. Plutone si svela alle immagini ed ai dati raccolti dalla sonda New Horizons che, partita nel gennaio del 2006, impiegherà la bellezza di 16 mesi per recapitarli alla Nasa sulla Terra. Senza dubbio meno clamorosa di quel 20 luglio 1969, la data del 14 luglio 2015 – 46 anni dopo il piedone di Neil Armstrong sulla polverosa superficie lunare – resterà comunque tra quelle più significative nell’esplorazione dell’universo da parte dell’uomo. Un incontro ravvicinato, ad appena 12500 chilometri dalla superficie, durato mezzora: in quei 30 minuti la sonda americana ha scattato l’impossibile, compiendo un giro quasi completo attorno al pianeta nano e raccogliendo dati. Dalle 2 e 53 del 15 luglio New Horizons ha iniziato ad inviare le sue foto esclusive: sorprese, conferme, bocche aperte e bottiglie di spumante nel centro di controllo. A ricevere dati ed immagini è l’antenna del Deep Space Network della Nasa nei pressi di Madrid: quindi il rimbalzo al centro di controllo di Houston. “Il coinvolgimento emotivo è molto forte – dice la dottoressa Elena Mazzotta Epifani, planetologa presso l’Osservatorio di Monte Porzio Catone (Roma), struttura appartenente all’Istituto nazionale di Astrofisica -: per la prima volta nella storia dell’uomo riusciamo a vedere con grande dettaglio la zona più remota del nostro Sistema solare”. Plutone ha rappresentato per decine di anni la periferia quasi invisibile della nostra porzione di universo. “E’ affascinante e straordinario vedere un oggetto così misterioso da vicino: ci attendiamo dati ed immagini sensazionali e le prime arrivate confermano le grandi aspettative. La missione della sonda potrebbe però non essere conclusa: se, come sembra, la Nasa rifinanzierà la “extended mission” sarà possibile spedire la New Horizons ancora più lontano alla scoperta di altri corpi presenti nella prima fascia di Kuiper. Magari altri pianeti nani come Eris”. Insomma, l’avventura continua. “Tra gli scopi della missione Plutone-Caronte c’è l’analisi delle composizioni delle superfici dei pianeti ed un confronto tra due corpi relativamente così vicini è di grande importanza per comprendere bene alcuni fenomeni che avvengono a distanze così grandi dal Sole”.   Segreti. Montagne di ghiaccio e roccia alte quando le Alpi e una fascia montuosa a livello equatoriale di recente formazione e dunque poco craterizzata. L’approccio ravvicinato ha confermato in prima istanza il criovulcanismo del pianetino: i vulcani plutonici non eruttano lava incandescente ma ghiaccio di azoto, metano e ossido di carbonio. Enormi gyser che sputano gas ghiacciati che si solidificano in un ambiente la cui temperatura media è di -220° centigradi. Poco, per la verità, fino a questo momento è stato rivelato: c’è da credere che quanto rileveranno i dati raccolti dalla piccola sonda Nasa saprà stupire il mondo scientifico e l’immaginario collettivo. Tanto più che New Horizons non ha messo nel suo mirino solo Plutone ma anche le sue cinque lune: da Caronte, la più grande con un diametro esattamente la metà di quello del pianeta nano, a Notte, Idra, Cerbero fino a Stige, il micro satellite naturale scoperto l’11 luglio del 2012. Proprio da Caronte un’altra delle sorprese finora comunicate dalla sonda: un canyon profondo 9mila metri, quasi quanto la fossa delle Marianne. “Ad alimentare il criovulcanismo – aggiunge la ricercatrice Inaf – ci sono gli elementi radioattivi che forniscono energia sufficiente per far arrivare in superficie gli elementi che poi costituiscono il suolo di Plutone. Le montagne che abbiamo finora visto ci dicono però che c’è anche ghiaccio di acqua”.   Rilevanza. Per quanto la missione Plutone possa essere considerata in prima istanza non più significativa – ad esempio – delle sonde inviate su Marte, la rilevanza del progetto sta nelle immense distanze alle quali la sonda è stata inviata. Una vera finestra sull’Universo e su una zona remota del Sistema solare dove a dominare sono dinamiche e meccanismi fisici ben differenti da quelli dei pianeti terrestri o dei pianeti giganti. Una rilevanza che potrebbe essere ulteriormente incrementata se la Nasa, come detto, riuscirà a prolungare la missione. Ma chi c’è nei paraggi di Plutone? “C’è un mondo che non conosciamo se non in minima parte: un mondo popolato da moltissimi oggetti tra i quali ci sono anche i pianeti nani come lo stesso Plutone, oggetti cioè dotati di autogravità, di alta densità, di una forma quasi sferica definita e di satelliti”, dice la planetologa.   Declassamento. Scoperto nel 1930 dal giovane dilettante americano Clyde William Tombaugh (le cui ceneri sono state inviate verso Plutone all’interno della New Horizons) e per oltre 70 anni considerato il nono pianeta del Sistema solare, Plutone è stato declassato ufficialmente dall’Unione astronomica internazionale il 13 settembre 2006 a pianeta nano. Una decisione che, arrivata a pochi mesi dalla partenza della sonda Nasa, è stata provocata dal mancato rispetto del terzo criterio stabilito dalla stessa Uai per definire i pianeti: Plutone non è stato in grado di ripulire le vicinanza intorno alla sua orbita, possiede un satellite troppo vicino al suo diametro ed altri corpi di grandi dimensioni. Rivolta verso la Terra per inviare dati ed immagini per i prossimi 16 mesi, New Horizons ha comunque già ripreso il proprio lungo e silenzioso viaggio dove l’occhio umano non è mai riuscito finora ad arrivare.

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