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Il disabile e il diritto all’amore

Francesco ha vent'anni ed è nato senza le due braccia. Attorno ha gente che si occupa molto di lui, intanto la madre che, pur molto possessiva, gli ha insegnato tutto, aiutandolo a sostituire le...

Francesco ha vent'anni ed è nato senza le due braccia. Attorno ha gente che si occupa molto di lui, intanto la madre che, pur molto possessiva, gli ha insegnato tutto, aiutandolo a sostituire le braccia con i piedi, salvo quando deve mangiare perché allora lo imboccano come si fa con i bambini. La madre interviene anche quando, adolescente, comincia a sentire il richiamo del sesso perché gli pagherà una finta massaggiatrice che saprà provvedervi. Ma a Francesco il sesso non basta, vuole anche l'amore specie da quando all'università, dove studia filosofia, si innamora di Sofia, una giovanissima collega. Però è timido e, date le sue condizioni, pieno di paure. Ha comunque un amico fedele e sincero, Stefano, che riuscirà a fare avvicinare i due quasi sostituendosi a Francesco nell'approccio con Sofia che è decisamente innamorata e molto disponibile. Lieto fine. Un tema difficile e sotto certi aspetti anche molto arduo. Lo ha affrontato scrivendosi anche la sceneggiatura, una regista, Guendalina Zampagni, nota finora per dei documentari e un primo film di lungometraggio, "Quell'estate". Non arriva però a convincere del tutto. La sua impresa è certamente molto nobile perché svela un mondo sconosciuto ai più che rischierebbe di essere trattato con patetismo se i modi di rappresentazione non fossero quasi sempre asciutti, pur non potendosi evitare da ora una sensazione di inespresso ora all'opposto una scoperta facilità di toni che, rasentando il pessimo gusto, accoglie una citazione che una ragazza fa a tutti di un suo incidente escrementizio del tutto inutile e addirittura estraneo all'economia del racconto. Appena sbozzate le psicologie di molti personaggi di contorno, a parte quella della madre sempre ansiosa e dedita ad espedienti goffi per venire in aiuto al figlio, come quello della finta massaggiatrice. Mentre attorno le vengono evocate figure scialbe e quasi anodine tipo un suo pseudo innamorato che si proporrebbe come consolatore. E così Stefano, l'amico fidato la cui generosità insistita sembra perfino quella delle Dame di San Vincenzo di una volta (a proposito, ci sono ancora?). Da citare comunque con simpatia una pagina in cui Francesco si lamenta con la madre che tutti quelli da cui è assistito, a parte lei e Stefano, lo fanno solo a pagamento. Con la possibilità qui di poter fare il punto sulla triste condizione dei disabili nelle società di oggi. La madre è con accenti giusti, la brava Elena Sofia Ricci. Francesco è Mauro Recanati, Stefano è Gabriele Granito, tutti adeguati ai propri ruoli.

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