È forse il disegno più famoso della storia. Un’icona celebre in tutto il mondo. E dire che non è neanche certo al cento per cento che si tratti davvero del volto di Leonardo da Vinci. Nonostante la scritta «Leonardus Vincius ritratto di se stesso assai vecchio», secondo alcuni ricercatori dietro quello sguardo enigmatico si nasconderebbe l’immagine di antichi filosofi, Pitagora o Demostene, o addirittura Piero da Vinci, padre di Leonardo. In ogni caso, da oggi al 3 agosto il disegno sarà esposto ai Musei Capitolini di Roma, dove è arrivato direttamente dalla Biblioteca Reale di Torino a bordo di un treno ad alta velocità. Il celebre disegno verrà esposto accompagnato da apparati didattici, dopo una nuova campagna diagnostica e un intervento «non invasivo» realizzato dai tecnici restauratori dell’Istituto Centrale per il Restauro del Libro di Roma, diretto da Maria Cristina Misiti. «Inamovibile dal caveau dopo le valutazioni compiute negli anni Novanta - racconta la Misiti - ma l’assunzione di responsabilità da parte di molti ha infranto un tabù. È stata un’impresa audace e coraggiosa portare il ritratto nella Capitale. L’Autoritratto è un "malato grave", perciò è importante che tutto funzioni come un orologio svizzero». Nel 1839 il disegno fu acquistato dal re Carlo Alberto dall’antiquario Giovanni Volpato e fa parte della collezione grafica italiana e straniera dei secoli XV-XIX della Biblioteca Reale di Torino. «L’autoritratto di un Leonardo anziano, dallo sguardo profondo, è un’opera invidiata da molti - aggiunge Pietro Folena, presidente dell’associazione culturale MetaMorfosi - che qualcuno ha impropriamente definito come la "sindone laica". Per portarla qui è stato necessario fare sistema, con la speranza che i turisti colgano quest’opportunità irripetibile, perché non tornerà più a Roma». In tre sezioni espositive i visitatori potranno rileggere come in un romanzo gli avvenimenti più importanti della vita dell’artista da Vinci, le vicende controverse e affascinanti che accompagnarono l’opera nei secoli e le caratteristiche della tecnica a sanguigna utilizzata da Leonardo. Grazie alla presenza di supporti multimediali, l’Autoritratto verrà raccontato anche da tre preziosi documenti audiovisivi messi a disposizione da Rai Teche e dall’Istituto Luce. «È un evento eccezionale - spiega Claudio Parisi Presicce, sovrintendente capitolino ai Beni Culturali - perché il disegno, che ha una certa fragilità, non si era mai allontanato da Torino». Il disegno mostra il viso di un uomo canuto, con lunghi capelli e lunga barba, calvo alla sommità della testa. Lo sguardo corrucciato è rivolto a destra, con un’espressione seria e leggermente severa. I dettagli molto curati del volto lasciano il posto a poche linee nella parte alta della fronte, creando l’effetto di un cranio calvo. I segni del tempo sono manifesti nel viso, che presenta rughe profonde sulla fronte, attorno agli occhi, sulla bocca, lungo le guance. Leonardo, morto nel 1519, lasciò i suoi manoscritti e il suo corpus di disegni e appunti al fedele collaboratore Francesco Melzi. Gli eredi del Melzi dispersero in seguito la collezione vinciana e di questo foglio non si seppe più nulla. La prima notizia dell’Autoritratto si ebbe solo agli inizi del XIX secolo a Milano, quando venne riprodotto da una copia a stampa come antiporta al volume di Giuseppe Bossi sul Cenacolo. Ricomparve nuovamente nel 1839, quando Giovanni Volpato - collezionista originario di Riva di Chieri che, viaggiando per l’Europa, aveva messo insieme un’interessante collezione di disegni - lo vendette a re Carlo Alberto, assieme ad altri disegni di maestri italiani e stranieri come Raffaello, Michelangelo, Rembrandt e Poussin. «Nonostante i dibattiti sulla sua natura, la storia del ritratto suscita sempre un certo interesse - precisa Giovanni Saccani, direttore della Biblioteca Reale di Torino - perché ancora non sappiamo come l’antiquario Giovanni Volpato sia stato in grado di mettere insieme la sua collezione da oltre 1800 pezzi ma, sul finire della seconda guerra mondiale, l’opera fu sottratta alla cupidigia dei nazisti e nascosta per qualche tempo proprio a Roma. Dopodiché, il disegno è tornato a essere "esposto" nel caveau della biblioteca. Anche lì nessuno può sottrarsi al suo sguardo». Che fino al 3 agosto resterà custodito nella Città Eterna.
Leonardo da Vinci Il volto del genio
L’autoritratto per la prima volta a Roma da oggi esposto ai Musei Capitolini. Il disegno è stato restaurato dopo 500 anni dalla sua creazione
