Chi l’ha vista? Dove è finita la Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, il nostro unico museo statale dedicato all’arte compresa fra la fine del settecento e gli anni settanta del novecento? Non è il museo che agli occhi del mondo dovrebbe promuovere la genialità di artisti come Balla, de Chirico, Burri, Capogrossi, Fontana? Invece i visitatori della Gnam calano senza sosta e le grandi mostre sono un lontano ricordo, tanto che l’evento clou dell’estate sarà un’esposizione discutibile e marginale come «Corporate Art. L’azienda come oggetto d’arte», sulla relazione fra il mondo del business e la creatività. L’imponente e maestoso edificio su viale delle Belle Arti, a due passi da Villa Borghese, è al culmine di una crisi cominciata cinque anni fa, il 28 maggio 2010, con l’inaugurazione del MAXXI di via Guido Reni che nel tempo ha assorbito parecchi fondi statali, fino all’attuale dotazione di 5 milioni di euro l’anno della Fondazione presieduta dalla sfarfalleggiante Giovanna Melandri. Da allora, sempre di più, la Gnam si è dovuta accontentare di spiccioli, fino ai circa centomila euro annuali di oggi. E la casa editrice Electa, partner del museo per la gestione ed organizzazione delle mostre, a poco a poco sì è sempre più defilata dalla produzione di grandi eventi espositivi. Da tempo la Gnam è afflitta da un’assoluta carenza di personale e di custodi in particolare che ha costretto perfino l’ultima Soprintendente, Maria Vittoria Marini Clarelli, e tutti i funzionari storici dell’arte a fare in prima persona turni festivi di guardiania. Da marzo la Gnam è anche priva di una guida effettiva, visto che è scaduto l’incarico della Marini Clarelli, la cui autorevolezza era stata colpita dal furto della scultura di Medardo Rosso lasciata incustodita e misteriosamente ritrovata subito dopo in un armadietto del museo. Per ora la Gnam rientra nelle competenze di Daniela Porro, Segretario Regionale per il Lazio, che non sembra granché interessata a risollevarne le sorti. Così si è ancora in trepidante attesa della conclusione del concorso voluto dal Ministro Franceschini per i nuovi direttori dei venti supermusei italiani, fra cui la stessa Gnam. A sentire il Ministro avrebbero dovuto insediarsi i primi di giugno ma a causa dei soliti ritardi non verranno nominati prima di settembre-ottobre, ricorsi permettendo. La vicenda veramente emblematica dell’abbandono in cui giace il museo è quella della chiusura per mancanza di manutenzione del cosiddetto Giardino delle Fontane che si affaccia su via Aldrovandi, con le opere di Lucilla Catania, Cloti Ricciardi e soprattutto di Maria Dompè. Quest’ultima ha creato l’unica opera al verde di un museo pubblico italiano, il «Giardino dell’Anima», un poetico esempio di arte ambientale con una forma geometrica a cerchi concentrici, nata dalla natura, che galleggia nell’acqua, fra le ninfee, dialogando con la circostante modulazione ondulata del prato, parte integrante dell’opera. Il «Giardino dell’Anima» proponeva un’esperienza multisensoriale, con la percezione dei riflessi dell’acqua, dei profumi, a seconda delle stagioni, emanati dai fiori attentamente scelti e disseminati tutt’intorno, della brezza animata dagli stridii degli uccelli, persino dello scricchiolare dei passi del visitatore sul granello di Tivoli, scelto dalla Dompè per caratterizzare le parti praticabili del giardino. Un’esperienza di perfetta armonia durata pochi mesi: poi l’opera è stata abbandonata a se stessa, senza manutenzione, per mancanza di fondi, dopo che l’artista si è sobbarcata alcune spese per salvare il salvabile. «A malincuore – ci dice la Dompè – non vado più a vedere il “Giardino dell’Anima”, ne soffrirei troppo. Oltre tutto se si lascia passare l’estate senza la benché minima manutenzione la situazione peggiorerà drasticamente. Quella zona è stata chiusa al pubblico, nonostante parecchi visitatori chiedano di vederla. Ho scritto una lettera accorata a Franceschini chiedendo un po’ d’attenzione e di sensibilità. Resto in attesa ma non mi illudo troppo». Già da diversi anni la Gnam aveva abdicato al proprio compito istituzionale di valorizzare l’opera di artisti italiani importanti e non adeguatamente sostenuti dai musei pubblici. Una colpevole trascuratezza che ha il suo emblema nella scomparsa, fra gennaio e aprile, di due grandi protagonisti della pittura informale come Vasco Bendini e Luigi Boille, per la cui opere alla Gnam vigeva il «divieto d’accesso» sotto il segno di un’indifferenza ingiustificabile.
Il crepuscolo della Gnam
Mostre marginali di Arte Moderna e il degrado del Giardino dell’Anima. Calano i visitatori al Museo: crisi iniziata con l’inaugurazione del MAXXI
