La notizia buona è che il Tempo vince il Premio Ferrari, assegnato dalla storica casa dello spumante, come miglior titolo del 2014. Nello specifico, il “Coppolone”, uscito in occasione della prima tranche di Mafia Capitale. La notizia cattiva è che questo riconoscimento, che giunge da una giuria prestigiosa composta da personaggi prestigiosi Giulio Anselmi, Mimun, Cazzullo, Vianello, Giordano, Lella Costa e tanti altri ci spingerà ad esser ancor più come siamo. L’irriverenza ha un’etica, fondata sul non guardare in faccia nessuno. E qui è la notizia cattiva. Cattiva per le verginelle, i benpensanti, i pulitini e le madame che dicono “oh cielo”. Il Tempo continuerà ad essere il Tempo, così come lo ha trasformato la guida (sempre in curva) di Gian Marco Chiocci. E diremo di nuovo “che pippe” ai giocatori della Nazionale ogni volta che se lo meritano (anche quel titolo sbancò in edicola ) a difendere Roma in quanto espressione massima dell’Italianità, come quando scrivemmo “Nederlandse beesten”, olandesi animali, ai tifosi del Feyenoord che devastarono Piazza di Spagna. E sbatteremo in faccia ai profeti del buonismo la loro ipocrisia, come quando incorniciammo Roma in cartolina con la scritta “Saluti da Rom”, dopo il filotto criminale di un’auto guidata da un giovane zingaro a Primavalle. Oppure sottomarino, maschera e boccaglio al sindaco delle alluvioni. O benvenuti in Italia, pagina in nero con croce bianca ai morti dell'ultima traversata. Titoli che hanno girato all’estero, suscitato strepiti in Tv, guerre campali sul Web. La mattina ci si sveglia con un getto d’acqua gelida in faccia, dopo il quale si vede tutto più chiaro. Quel getto d’acqua siamo noi.
Il Coppolone vincente
di Pietro De Leo