Famolo strano. No, che avete capito? Non il sesso, quello ormai ha rotto ogni tabù. Famolo strano il giornalismo, oggi che nell’era di internet e dei social, la carta stampata fa fatica a mantenere mercato, sia essa quotidiana o periodica. Tanta fatica. Ancora una volta, come spesso accade dal secondo dopoguerra in avanti, le novità e la sperimentazione arrivano da Oltreoceano, dagli Stati Uniti d’America. Anche da quelle parti i quotidiani, le riviste e i settimanali sono in crisi. Per questo, nel tempio del giornalismo che fa da cane da guardia al Potere, il New York Times, son corsi ai ripari. Nei giorni scorsi sulla pagina Facebook del quotidiano newyorkese campeggiava la foto di David Carr, il grande giornalista scomparso a febbraio. Proprio lui, che aveva paragonato il rapporto tra gli editori e i social network a quello tra una persona e un grosso cane che gli corre incontro al parco: «È difficile dire se voglia giocare o sbranarti». La scommessa che il suo giornale sta facendo - assieme ad altre 8 testate - è che Facebook non abbia fame di giornali ma semmai possa renderli più divertenti. «The Atlantic», «Nbc», «National Geographic», «Buzzfeed» e il «NYTimes» hanno battezzato e pubblicato i loro primi Instant articles, questo il nome del marchingegno che Facebook ha creato per permettere ai suoi utenti di leggere senza uscire dal social network, ovvero senza cliccare su un link e aspettare che l’articolo si carichi. L’obiettivo di questa nuova trovata digitale - pensata per gli smartphone (e che nelle prossime settimane, prima di espandersi, riguarderà anche Bbc, Guardian, Bild e Spiegel) dovrebbe essere di rendere la lettura più rapida possibile. Un articolo si aprirà in 0,8 secondi; avrà testata e grafica, ma «il traffico sarà attribuito al sito del giornale che ha prodotto il pezzo», come ha evidenziato Justin Osofsky, viceresponsabile delle media partnership di Fb. «Se la testata venderà pubblicità per i suoi pezzi si terrà tutti i ricavi; se dirà a noi di farlo, le daremo una quota del ricavato». Il quanto dipenderà dagli standard di mercato e dal peso e autorevolezza della testata. Ecco come Facebook, in un suo comunicato, ha spiegato l’idea di «Instant articles». «(...) Un nuovo prodotto per gli editori che permette di creare articoli veloci e interattivi su Facebook. Sempre più persone cercano e fruiscono le notizie sui dispositivi mobili, e vogliamo quindi rendere questa esperienza più veloce e più ricca su Facebook. Le persone condividono molti articoli su Facebook (...) ad oggi, tuttavia, queste storie hanno bisogno in media di otto secondi per il caricamento, di gran lunga il tipo di contenuto più lento su Facebook. Instant Articles rende l’esperienza di lettura fino a dieci volte più veloce dello standard degli articoli web mobile». E ancora: «Abbiamo progettato Instant Articles per dare agli editori il controllo sulle proprie storie, brand experience e opportunità di monetizzazione. Gli editori possono vendere pubblicità all’interno dei propri articoli e mantenere le entrate, oppure possono scegliere di utilizzare Facebook Audience Network per monetizzare gli spazi invenduti. Gli editori avranno anche la possibilità di monitorare i dati e il traffico attraverso comScore e altri strumenti di analisi». Questa parte del comunicato di Facebook, il colosso dei social, ci permette di entrare dentro il vero tema del famolo strano che vede, in questo momento, convergere in Usa e nel mondo New York Times (e altre testate) e Fb. Il tema dei soldi, la pubblicità, e della crisi dei lettori dei giornali, quotidiani e periodici. Con Instant articles, questo nuovo dispositivo, i giornali potranno pescare nuovi e più giovani lettori da una platea avvezza a stare online, connessa, 24 ore al giorno? E ancora, se si, chi monetizzerà questa partnership, i quotidiani o i social? Non vi è dubbio che se guardiamo il rapporto di questa sinergia dal versante Facebook il fatto di avere articoli del Nyt, piuttosto che di altre pregevoli testate, fruibili restando su Facebook dia una certa autorevolezza al social network. I giornali, spostando il punto di vista, possono invece guadagnarne in multimedialità. Quanto, se in maniera sufficiente ad uscire dal periodaccio di crisi, quello lo scopriremo solo vivendo. Nell’attesa, famolo strano.
Giornali e Facebook per battere la crisi
Alleanza di ferro anche per rendere la lettura più rapida possibile
