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«Salviamo i lucchetti. Per i ragazzi»

Ieri a Parigi sono stati tolti dal Pont des Arts: erano pericolosi A Roma il museo per conservare quelli di Ponte Milvio è un miraggio

Parigi dichiara guerra ai lucchetti dell’amore. Da ieri sono stati rimossi tutti i lucchetti che appesantiscono le griglie del parapetto del Pont des Arts, il ponte pedonale che unisce il Louvre a Saint Germain des Près. I lavori di rimozione dureranno una settimana intera. Per scoraggiare gli innamorati verrà realizzato sul posto «un intervento inedito di artisti internazionali», visto che c’è stato «un danno duraturo al patrimonio», ha aggiunto il comunicato. E dall’autunno le griglie del ponte saranno sostituite da pannelli di vetro. L’idea romantica dei lucchetti rischiava di provocare danni al ponte, «con rischi per la sicurezza dei parigini e dei turisti», ha spiegato con un comunicato la municipalità della Capitale francese. Gli innamorati sarebbero però già pronti a scegliere un altro ponte parigino. La moda dei lucchetti è stata esportata da Ponte Milvio, a Roma, e, nella Capitale, ha poi contagiato anche le ringhiere di Monte Mario e persino Fontana di Trevi, oltre a qualche lampione sul Lungotevere. E come se non bastasse, i lucchetti degli innamorati hanno invaso tutto il mondo. È stato Federico Moccia, autore di «Tre metri sopra il cielo», a ispirare questa moda che si è diffusa velocemente dall’Asia all’Europa, dal Brasile fino al ponte di Brooklyn. Moccia, cosa pensa della decisione della municipalità della Capitale francese, di togliere i lucchetti dell’amore dal Pont des Arts di Parigi? «So che gli innamorati hanno già scelto un altro ponte. Questo significa che la loro voglia di sognare e di amare non si ferma davanti a nulla». Ma il peso del lucchetti può diventare anche pericoloso e, forse, servirebbero delle misure cautelative per proteggere l’ambiente e le persone circostanti... «Non c’è dubbio. Ad esempio, qualche giorno fa, sono andato sulle Gole dell’Alcantara, in Sicilia, un posto bellissimo frequentato da turisti di tutto il mondo. E lì stanno costruendo una terrazza dell’amore, adatta e dedicata esclusivamente ai lucchetti degli innamorati: peraltro, quel luogo è legato ad una leggenda romantica, quella di una donna innamorata di un uomo che partiva per la guerra». L’idea di costruire un museo romano per conservare i lucchetti di Ponte Milvio che fine ha fatto? «Non se ne è fatto più nulla. Purtroppo l’Italia è in mano a burocrati, politici e gente che promette solo quando c’è ragione di voto. Poi, cambiano i vertici e si ricomincia dal nulla. A Rosello, nel paese di cui sono sindaco, abbiamo lanciato un’iniziativa nuova per gli innamorati, quella di piantare un albero come simbolo dell’amore». Qual è il segreto del successo della moda dei lucchetti che ha contagiato tutto il mondo? «È qualcosa di inspiegabile: l’immaginario delle persone è vario e ricco e può capitare che, come è successo, leggendo un libro come "Tre metri sopra il cielo", si scateni una moda planetaria. Ancora ricevo foto di nuovi lucchetti messi su un ponte in qualche altra parte del mondo». Lei che ha sempre osservato il mondo adolescenziale, come vede i giovanissimi di oggi, i figli dei protagonisti di «Tre metri sopra il cielo»? «C’è in atto un cambiamento importante, ci sono i figli del digitale, ma i sentimenti restano sempre gli stessi: i ragazzi piangono, soffrono e si commuovono. "Tre metri sopra il cielo" rappresenta una generazione universale». Sembra che i giovani oggi leggano di più rispetto a quelli che li hanno preceduti, un segnale positivo... «È una cosa bellissima. I ragazzi hanno più tempo per leggere e vogliono libri lunghi, con storie che vorrebbero non finissero mai. Se i ragazzi non leggono significa che non hanno trovato il libro giusto. Qualche giorno fa, Papa Francesco ha consigliato ai giovani di leggere "I Promessi sposi". Ma credo sia un libro troppo complicato e i ragazzi devono abituarsi alla lettura con romanzi che parlino di loro, come "Tre metri sopra il cielo", per poi accedere a libri più impegnativi. Mi piacerebbe che Papa Francesco lo leggesse, proprio ora che il romanzo sta avendo molto successo in Argentina. Non dobbiamo spingere troppo i ragazzi verso cose difficili, verso il successo a tutti i costi. I giovani devono essere educati alle difficoltà della vita, alle delusioni dell’amore: occorre mostrare loro i lati negativi, far loro capire che anche un genitore li può deludere e che l’amore può finire. Non voglio essere irriverente verso Papa Francesco, ma la lettura di "Tre metri sopra il cielo" pone i giovani davanti alle difficoltà della vita dei nostri giorni, insegna ad accettare le sconfitte ed educa all’amore».

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