di Carlo Antini Parla con la grinta di un ventenne. Beppe Carletti è sulla cresta dell’onda da più di cinquant’anni e i suoi Nomadi continuano a stare sulla scena con l’autorevolezza di chi ha scritto alcune tra le pagine più importanti della musica italiana. Domani verrà pubblicato il loro nuovo album intitolato «Lascia il segno». Beppe Carletti, cosa vuol dire per voi «lasciare il segno»? «Vuol dire far ricordare a tutti del proprio passaggio sulla Terra. Non importa come. Anche una bella azione può fare la differenza. Perfino le persone più umili possono lasciare il segno». Qual è il segno che hanno lasciato i Nomadi? «Il nostro segno sono cinquant’anni di musica. Nella nostra storia abbiamo sempre privilegiato la coerenza». Qual è il segreto per restare così a lungo sulla breccia? «La semplicità, l’umanità e la capacità di restare coi piedi per terra. Sempre. Siamo rimasti a vivere negli stessi paesi dove siamo nati e cresciuti. Non ci siamo mai sentiti arrivati ma abbiamo continuato a lottare fino alla fine, anche quando è stata veramente dura». Qual è stato il momento più difficile della vostra storia? «Sicuramente quando è venuto a mancare Augusto Daolio che aveva una voce e un carisma ineguagliabili. Quando ho saputo della sua malattia il primo pensiero è stato quello di mollare tutto». Cosa vi spinse, invece, ad andare avanti? «La spinta del pubblico è stata determinante. I fan ci fermavano per strada e ci dicevano che era giusto continuare. E così abbiamo fatto». Da quei fatti sono passati più di vent’anni. Da allora com’è cambiato il mondo della musica? «Il mondo della musica ha avuto una bella evoluzione. L’avvento dei Beatles e degli Stones ha rivoluzionato tutto. Dopo, però, non ci sono stati grandi cambiamenti. Oggi i computer hanno preso il sopravvento ma tutto questo non è paragonabile alla rivoluzione di Beatles e Rolling Stones. Effettivamente non so cosa resterà della musica di questi ultimi anni». Tra i suoi colleghi chi ama di più? «In prima fila metterei il poeta Guccini poi Battiato, Ligabue e Vasco Rossi. Loro sì che lasceranno un segno indelebile». Di cosa parlate nel vostro nuovo album? «Raccontiamo il momento che stiamo vivendo. Parliamo di questioni razziali ma anche d’amore, dei banchieri e della crisi economica. Ma il nostro obiettivo è quello di lasciare sempre un filo di speranza per ricominciare a volare. La rassegnazione è la cosa più brutta che ci possa essere: le cose si possono e si devono migliorare». Qual è la sua ricetta contro la crisi? «Innanzitutto bisogna crederci fino in fondo. La gente ha bisogno di parlare e di confrontarsi. Oggi, invece, ci si confronta solo col computer. Così, però, non si va da nessuna parte. Come quando si critica la società senza andare a votare». Dopo la pubblicazione del nuovo album avete in programma concerti dal vivo? «Noi siamo sempre in tour. Non sappiamo vivere in un altro modo. Siamo Nomadi di nome e di fatto. Sono nato sul palco e morirò sul palco che è il nostro ring. A dire il vero, io mi diverto più ora di quando abbiamo cominciato. Ho ancora la fortuna di fare quello che mi piace».
"Il Computer sta rovinando il mondo"
Beppe Carletti dei Nomadi parla del nuovo album "Lascia il segno"
