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Tre italiani (di sinistra) alla presa di Cannes

In competizione Moretti, Sorrentino e Garrone. Non accadeva da vent'anni: ma sulla Croisette sono di casa

Nanni, vorrei che tu, Matteo ed io... . C'è qualcosa di dantesco nel ricomincio da tre e da Cannes - la Francia della Costa Azzurra così cara, da sempre, alla cultura progressista italiana - del nostro cinema, con Nanni Moretti (il film "Mia madre"), Paolo Sorrentino ("Youth - La Giovinezza") e Matteo Garrone ("Tale of tales - Il racconto dei racconti") che si ritrovano, tutti assieme, in concorso al Festival. Tre italiani, non accadeva da più di vent'anni. Un evento, tanto che pure i tre autori, per la contentezza, han deciso di mandare un commento congiunto: «Siamo felici e orgogliosi di rappresentare l'Italia in concorso al prossimo Festival di Cannes. Siamo consapevoli che è una grande occasione per noi e per tutto il cinema italiano. I nostri film, ognuno a suo modo, cercano di avere uno sguardo personale sulla realtà e sul cinema; ci auguriamo che la nostra presenza a Cannes possa essere uno stimolo per tanti altri registi italiani che cercano strade meno ovvie e convenzionali». Il fatto è che Paolo, Nanni e Matteo si conoscono bene perché, come scherzava lo scrittore Mario Missiroli, «in Italia non si farà mai la rivoluzione perché ci si conosce tutti», soprattutto al cinema. Raccontava tempo fa Paolo Sorrentino: «Nanni Moretti mi chiamò per una piccola parte nel Caimano: "Ti devi levare le basette, però". Risposi: "Senti, Nanni, allora non se ne fa niente"». I due trovarono un compromesso e Moretti, alla fine, le basette a Sorrentino le tagliò ma di pochissimo. Quanto a Garrone, che vive a Roma nello stesso palazzo di Sorrentino, nel secolo scorso, con "Silhouette" ha vinto il Festival Sacher di Nanni Moretti. L'ultima volta che l'Italia sbancò, per numero di presenze in concorso a Cannes, era il 1994, quella volta i titoli italiani furono ben quattro: "Caro Diario" di Moretti (che fu premiato per la regia), "Le buttane" di Aurelio Grimaldi, "Una pura formalità" di Giuseppe Tornatore e "Barnabo delle montagne" di Mario Brenta. Volendo fare un po' di storia, Sorrentino e Garrone già una volta hanno diviso il palco del festival quando nel 2008 "Il divo" si è aggiudicato il Premio della Giuria e "Gomorra" il Grand Prix. Garrone, poi, tornerà sulla Croisette nel 2012 con "Reality", premiato dalla giuria presieduta da Nanni Moretti che gli attribuì nuovamente il Grand Prix. L'anno prima "Habemus Papam" di Moretti, invece, era tornato a mani vuote come pure, nel 2014, "La grande bellezza" di Sorrentino, poi trionfatore agli Oscar. In attesa di vedere come i fratelli Ethan e Joel Coen - quest'anno presidenti di giuria - giudicheranno i nostri tre tenori, pardon, tre registi, una considerazione: nell'era Renzi, racchiuso tra velocità e citazioni di "House of Cards", la sinistra culturale ricomincia dal cinema. Moretti, che si è occupato di Berlusconi ed ha detto a D'Alema di dire qualcosa di sinistra: Sorrentino, che ha raccontato il divo Andreotti e poi la cadente bellezza italiana. E Garrone, che ha messo in scena Gomorra. Ma si, in fondo aveva ragione Benito Mussolini, il cinema è ancora l'arma più forte.

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