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Due sorelle e la strage degli armeni

Cent'anni fa, nel 1915, i Turchi dell'Impero Ottomano dettero inizio in Anatolia a quella strage degli Armeni che doveva concludersi con un vero e proprio genocidio pur inutilmente smentito dai loro...

Cent'anni fa, nel 1915, i Turchi dell'Impero Ottomano dettero inizio in Anatolia a quella strage degli Armeni che doveva concludersi con un vero e proprio genocidio pur inutilmente smentito dai loro storici. Il cinema se ne era già occupato due volte, con "Ararat" di Atom Egoyan nel 2004 e con "La masseria delle allodole" di Paolo e Vittorio Taviani nel 2007.Oggi è la volta di un film polacco - tedesco - francese - italiano diretto da un regista turco, Fatin Akin, di cui in Italia si è visto "La sposa turca". Date le polemiche su quel genocidio e le versioni opposte che tuttora se ne danno, si poteva pensare che Akin si fosse rivolto a quei casi da un punto di vista turco, tutto il contrario, invece, se si eccettua un turco "buono" che a un certo momento darà una mano al protagonista armeno in difficoltà. Questo protagonista, Nazaret Manoogian, è un fabbro che vive con la moglie e le due figlie in un villaggio tra le montagne, ben voluto da tutti e solidale con tutti. Ma una notte i gendarmi turchi fanno irruzione in casa sua e costringono tutti gli uomini validi a seguirli. È l'inizio di un calvario che sembra senza fine. La prima tappa è un campo di lavori forzati, seguono varie vicissitudini, con lo sfondo del genocidio, che portano Nazaret a finire preda di ex galeotti e di banditi uno dei quali gli taglia la gola senza ucciderlo, ma rendendolo muto per sempre. Pur così ridotto, Nazaret, avendo appreso che dalla grande strage le due figlie erano riuscite a salvarsi, si mette subito alla loro ricerca intraprendendo un viaggio sterminato che dall'Europa finirà per condurlo a Cuba e più tardi negli Stati Uniti, avendo intanto avuto notizie delle figlie grazie a una foto. L'incontro così alla fine ci sarà, ma con una figlia sola, l'altra è morta… Non è certo, va detto subito, "La Sposa turca", è un film hollywoodiano, nonostante i tanti Paesi europei che lo hanno finanziato e ha il torto, con tutte quelle peripezie di viaggio del protagonista e la sua ricerca ansiosa delle figlie un po' dovunque, di sminuzzare la vicenda in tanti episodi che pur susseguendosi di continuo non arrivano a crearsi un vero clima attorno. C'è il dramma, c'è l'avventura, ci sono cattivi e buoni che continuano a presentarsi senza parsimonia tra le pieghe del racconto ma con scarsissime emozioni, persino in occasioni di "scene madri" quando Nazaret, trovata sua cognata in condizioni tremende, quasi di schiavitù, la strangola a sua richiesta perché non soffra. Nei panni di Nazaret, Tahar Rahin, l'attore franco-algerino che ricorderete ne "Il Profeta".

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