Aria nuova, almeno all’apparenza, all’Accademia Nazionale di S. Cecilia. Bruno Cagli, a memoria d’uomo onnipotente presidente, cede il testimone al nuovo sovrintendente, il compositore romano Michele Dall’Ongaro, già da tempo direttore in pectore. Ma la nuova stagione non reca i segni di radicali novità e si muove in fondo nel solco di una consolidata tradizione: stessi nomi, stessi interpreti, solito repertorio. Unico elemento di conforto l’impegno di Antonio Pappano, così benvoluto dall’orchestra e dal pubblico romano, a rimanere come direttore principale sino al 2019, sicura garanzia di qualità. Ad aprire la conferenza stampa sono le generiche intenzioni programmatiche dell’assessore regionale Lidia Ravera: «Dobbiamo rendere la cultura vicina, un bene primario come l’acqua o l’aria. Dobbiamo far arrivare la musica dappertutto». Ma i dati li snocciola soddisfatto Dall’Ongaro: «In due anni, grazie anche allo streaming, calcoliamo che due milioni di persone abbiano ascoltato Pappano, mentre 300 mila sono le copie di cd venduti registrati dalla nostra orchestra. La musica non deve essere un privilegio di casta, ma una necessità, una scoperta quotidiana. La musica è accoglienza, dialogo, pensiero. La programmazione di quest’anno ruota intorno al nome di Beethoven: Ludwig e i suoi contemporanei, Ludwig e i nostri contemporanei. Sarà lui l’anima di molti nostri programmi della stagione prossima». Si inaugura difatti con la Nona Sinfonia il 3 ottobre in sinergia con Pane, acqua e sale di Francesconi su testo di Nelson Mandela in prima mondiale (direttore Pappano). Via via seguiranno molte altre Sinfonie del genio di Bonn vicino a partiture di Cherubini, Spontini, Rossini. Ed il prossimo anno (ottobre 2016) si riaprirà nel segno del Beethoven etico del Fidelio, esaltazione dell’amore coniugale e dello spirito di giustizia. Accanto alle nove presenze sul podio di Pappano spiccano quelle di Petrenko, Luisi col vecchio leone della tastiera Radu Lupu (12 dicembre), il grande Temirkanov con la straordinaria violinista Anna Tifu (30 gennaio), gli ex direttori ceciliani Daniele Gatti (il ciclo delle 4 Sinfonie di Schumann dal 12 marzo) e Myung Whun Chung (Bruckner il 5 marzo) e la solita opera in forma di concerto (Così fan tutte di Mozart diretta da Bychov il 23 giugno fuori abbonamento). Per la stagione da camera poi solo parterre di grandi pianisti da Andsnes /28 ottobre) a Tharaud (4 dicembre) e Matsuev (24 febbraio), da Sokolov (15 aprile) a Zimmerman (27 aprile), il buon barocco di Sardelli (Soirée Lully il 3 febbraio) e di Biondi (6 maggio dedicato a Boccherini), il duo Brunello-Lucchesini nelle Sonate di Beethoven per violoncello e pianoforte (4 e 6 novembre). Nove i concerti del Giubileo straordinario con il Requiem di Verdi (7 novembre), La Creazione di Haydn (19 dicembre), il Requiem di Fauré (23 gennaio). «Stiamo lavorando a gran ritmo – conclude Pappano - con un occhio a qualità e quantità. Il pubblico è sempre entusiasta. Se dai energie alla musica, la musica ti restituisce energie». Parole sante.
La nuova Santa Cecilia riparte da Beethoven
di Lorenzo TozziAria nuova, almeno all’apparenza, all’Accademia Nazionale di S. Cecilia. Bruno Cagli, a memoria d’uomo onnipotente presidente, cede il testimone al nuovo sovrintendente, il...
