La magia d’autore fa il tutto esaurito a teatro. Dopo lo scorso fine settimana, anche le prossime quattro repliche in cartellone il 7 e l’8 febbraio all’Olimpico sono ormai sold out. Perché «Supermagic» è un marchio di qualità per la gente. Rappresenta l’unica occasione per vedere in Italia artisti di tale bravura. Chi da dodici anni lo segue, ormai sa riconoscere il livello di una esibizione e in piazza Gentile da Fabriano va in scena solo il plus ultra. Nato quasi per gioco dal desiderio di Remo Pannain di tornare a esibirsi - nel quotidiano è un avvocato - il festival riscuote ogni anno un successo maggiore dell’edizione precedente. Il tempo gli ha dato ragione; prima grazie al tam-tam degli spettatori, poi grazie ai mezzi di informazione che premiano la voglia di magia che, per chi vive nella Capitale, sembra davvero essere una necessità. «C’è bisogno di magia - per Pannain - e, più ancora, di meraviglia, di stupirsi di fronte a un sogno, alla natura, alla bellezza di un sorriso». Ne sa qualcosa Sergio Bustric nel ruolo di Caronte in questo fantastico mondo dove, a separare la curiosità dalla passione e, in taluni casi, dalla carriera, sembra essere solo un colpo di bacchetta. Il backstage è blindato per tutelare proprio «la meraviglia», scelta anche per sottotitolare l’ennesimo appuntamento con il brivido dell’illusione. Un sussulto che si traduce in allegria per Massimo Masi, undicenne seduto in una poltronissima della fila H, quando vede Carlo Truzzi e Simona. Loro? Giocano con le ombre. Un'arte che praticano da quasi 25 anni. Pippo Baudo è stato il loro talent scout. Come non capirne lo stupore provato? Siamo rimasti a bocca aperta anche noi nel vedere le loro quattro mani, venti dita, una semplice luce, un grande schermo ed una incredibile performance di gigantesche ombre realizzate di fronte ai nostri occhi. C’è Fidel Castro, Freddy Mercury, Elvis Presley. Divertentissima Tina Turner, la cui chioma è resa con un mazzo di carte messe a ventaglio. Che dire delle new entry come Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e papa Francesco? Beh, la sensazione finale è proprio quella di aver visto incredibilmente suonare la luce! E con la luce gioca il padrone di casa, Remo Pannain: «Ogni anno faccio una esibizione di due minuti. Ci lavoro un anno. Oggi ho già le idee su cosa fare la prossima edizione. Il numero della “serenata per una lampadina”, piace. Non l’ho inventato io ma Jim Steinmeyer». E l’effetto è garantito: Remo riesce a spengere e accendere una lampadina, a distanza, avendo in mano un sacchetto di carta, di quelli simili alle buste del pane, di carta paglia. Dentro, alla fine del numero, c’è una lampadina frantumata. Ma come ci riesca è un mistero. Anzi, una meraviglia! E meraviglia il lavoro dei tecnici del palco: cinque e tutti prestigiatori. Rassettano il palco in meno di sei minuti. Già mezz’ora prima dell’inizio tutto è pronto per lo spettacolo che apre con Po Cheng Lai, manipolatore taiwanese. Gioca con i suoi ventagli rossi e neri: è rapidissimo. Segue Luca D’Agostini. Dietro di lui, un proiettore ingrandisce i giochi con le carte da gioco. È specializzato sulle tecniche dei bari. Preparatevi: i due assistenti li sceglie dal pubblico. E preparatevi anche a salire sul palco se c’è Enzo Weyne. Vi stenderà al… tappeto! E vi farà lievitare, ma non come un dolce. Lui? È un innovativo illusionista francese, uno dei più giovani creativi del nostro tempo. Sappiamo figura nella rosa dei primi cinque migliori illusionisti, nel prossimo campionato mondiale. Intanto stupisce, anche facendo apparire al termine di un numero un elicottero. Perché chi immagina lo spettacolo abbia ritmi calmi, sbaglia. Dietro le quinte c’è un’attività più frenetica del cambio delle gomme nella F1. L’elicottero? Ci vogliono sei uomini per spostarlo. Chi ha visto lo spettacolo i primi giorni, ha atteso cinque secondi prima che apparisse dal nulla. Ora? Basta un secondo e mezzo e l’illusione è servita. Come non citare anche l’esibizione del miglior manipolatore nonché miglior mago dell’anno, Joseph Gabriel? Ieri l’altro una papera proprio non ne voleva sapere di tornarsene dietro le quinte e ha preferito farsi rincorrere da due giovani artisti, prima di passeggiare tra le prime fila del teatro. Ma a parte questo fuori programma, tutto scorre liscio. Anche la convalescenza della colomba di riserva che nel frattempo si è ammalata. Non appare sul palco e nel frattempo è guarita. Invece sono tutti influenzati i componenti del cast. Compreso Ottavio Belli, travolgente illusionista italiano, che si diverte a sconvolgere le leggi della fisica. Spettacolare la sua evasione dalle catene, giusto in tempo per evitare che due seghe rotanti lo raggiungano. Originale Tony Chapek, vincitore per tre volte del primo premio come innovatore nella magia. Claudio Masi, bimbo di dieci anni seduto accanto al fratello Massimo nelle prime file del teatro, è rimasto incantato dal suo numero e quello del suo alter ego digitale, intrappolato dentro un televisore e molto assonnato. Deliziosa la scena del rewind. Così come è delizioso Sergio Bustric, attore e fantasista, già avvistato in film accanto a Roberto Benigni e Woody Allen. E mentre si pensa al titolo della prossima edizione di Supermagic, che potrebbe avere a che fare con il circo magico, sospeso tra le nuvole, o il musical, secondo quanto suggeriranno i sostenitori su Facebook, non ci resta che meravigliarci ancora fino al 9 febbraio, al Teatro Olimpico.
Supermagic show Meraviglie e illusione
Fino a domenica al Teatro Olimpico di Roma Lo spettacolo della magia in scena a teatro
