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La Germania da Dietrich a Merkel

Il 27 dicembre 1901 nasceva la grande attrice, icona sexy di un Paese per tutto il Novecento

Dalla Dietrich alla Merkel in poco più di un secolo. Per capire, alla vigilia del 2015 che ci attende, come sia mutata la Germania - che tiranneggia oggi i parametri economici della vecchia Europa - nulla come il profilo e le biografie di due donne tedesche, una del passato e l'altra del presente, son più di aiuto. Da una parte l'angelo azzurro, Marlene Dietrich, mito di un secolo e di generazioni, attrice ed icona della bellezza del nord e della sensualità, con un successo straordinario raggiunto negli Stati Uniti e poi la cittadinanza americana. Sentimento ed interpretazione legati assieme, come eros e thanatos. «I monologhi sentimentali - spiegava la Diva nel 1984, dopo una vita di trionfi e riconoscimenti - non s'addicevano al mio registro. Dovetti quindi adottare uno stile diverso, insinuarmi faticosamente nella pelle di un altro tipo di donna. Non era una donna che mi piacesse. Ma imparai dolcemente tutte le sue detestabili battute». Oggi, 27 dicembre, data di nascita di Marlene nel 1901, 113 anni fa esatti, il contrappasso indigeno di questa femme fatale sta nella cancelliera Merkel. Sono, Marlene ed Angela, facce femminili della Germania, diverse per modi, seduzione, piglio ma unite dalla connazionalità. «Una nazione senza bordelli - diceva la Dietrich - è come una casa senza bagni» per poi aggiungere che era solo delle donne il privilegio di essere insensate. Un contrappasso culturale al rigore della Merkel, che incarna invece nella figura di donna di Stato, rigida e morale, un'estetica che sta all'opposto dell'angelo azzurro. Certo, le due donne sono assai diverse fisicamente: così intrigante, sexy, ambigua Marlene ed invece così rigida, severa, intransigente la Merkel. D’accordo, i mestieri son differenti, una attrice e l'altra statista ma alla fine entrambe son tedesche e dovrebbero avere una radice comune. Ed invece no, condividono assai poco. Sarà la diversità dei secoli che le hanno viste protagoniste, la Dietrich distesa lungo il Novecento delle guerre e dell'onnipotenza umana, del nazismo e del riscatto dell'uomo; la Merkel invece figlia della Germania dell'Est, delle privazioni del comunismo e della voglia di redimersi della Prussia, riunita dopo il crollo del Muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Eppure c'è, nonostante le oggettive differenze storiche e biografiche, in queste due donne l'antinomia di una nazione, a dispetto di tutto il resto. La Germania ammiccante, dolce, seducente, ambigua, sexy, si materializza nel volto e nella voce della Dietrich mentre il gusto nel decidere, per guidare, nel sentirsi volk, popolo, che guida gli altri europei, si ritrova nelle scelte, a volte anche dure, della Merkel. La Dietrich, ad esempio, non avrebbe mai riso assieme ad un francese (Sarkozy), tra l'altro non bellissimo, di un ricco, seduttivo, bravo e simpatico Presidente italiano. Non l'avrebbe mai fatto perché era consapevole, e lo ripeteva spesso, che «a qualunque donna piacerebbe essere fedele, difficile è trovare un uomo a cui esserlo», figurarsi in politica dove le corna (e parliamo di strategie tra Stati) sono il sale quotidiano. Ecco allora che i sorrisi, le dolcezze, della Dietrich dovrebbero, oggi, in tempi duri per la vecchia Europa, rappresentare l'educazione sentimentale della Merkel. Si guardi la cancelliera, nell'anniversario dalla nascita dell'Angelo azzurro, i suoi film. "Marocco", che la rese famosa, con la sua performance canora vestita da uomo e il bacio con una donna del pubblico, il primo bacio omosessuale della storia del cinema. "Shanghai Express", vestita di nero e con addosso piume nere di gallo da combattimento. Oppure i film successivi, siamo in pieni anni Trenta, con poca Germania e tanto resto del mondo. La Russia con "L'imperatrice Caterina", la Spagna con "Capriccio spagnolo": per quest'ultimo film la Dietrich volle dare una sfumatura mediterranea al personaggio di Conchita e cercò di scurirsi gli occhi, usando un collirio per dilatare le pupille. Non riuscendo però a muoversi sul set confessò al regista la sua trovata ed egli la rassicurò: con un pezzo di carta che copriva una parte del riflettore che illuminava il suo primo piano riuscì a darle la sfumatura bruna cercata. Ecco. Una sfumatura italiana, mediterranea, servirebbe oggi alla Merkel ed alla sua Germania. Per convincersene, magari, la cancelliera si riascolti qualche strofa da Lili Marleen: "Anche stasera aspetterò, e tutto il mondo scorderò. Con te Lili Marleen, con te, Lili Marleen".

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