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Parte la caccia alla diva del secolo

Il vocal coachh Gary Catona cerca dieci candidate (due italiane) già famose

Una sfida mica da ridere. Anzi, senza precedenti. Dieci candidate già famose in Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania stanno per essere selezionate da una produzione Disney e a marzo 2015, per 12 settimane, si trasferiranno a Los Angeles per cimentarsi in un contest internettiano, alla fine del quale verrà proclamata "The Ultimate Diva": nelle intenzioni degli autori, la superstar del 21mo secolo. Un "Maestro", il vocal coach di fama mondiale Gary Catona, insegnerà alle 10 concorrenti l’arte, la disciplina e e il mestiere per diventare una diva usando il corpo, lo spirito, l’intelligenza e la voce. Il tour per scegliere le fortunate (che dunque non saranno esordienti o sconosciute) è già cominciato: le lezioni di Catona potrano essere seguite in Rete grazie a Google Hangout: e vedremo se alla fine la spunterà una cantante o un’attrice, una modella o una ballerina. Catona è passato da Roma e Milano per visionare le artiste papabili, e sornionamente racconta a Il Tempo che «lo show che trasmetteremo sul web non avrà nessuna sceneggiatura predeterminata. Il nostro compito sarà quello di ridefinire il concetto di "diva", che è stato corrotto nella cultura pop di oggi. "Diva" significa divina o dea, oggi invece si riferisce a un tipo di cantante viziata, irrezionale e incontentabile che si preoccupa più di comprare cose costose che dell’arte del canto. La prescelta dovrà garantire talento, charme, carisma, stile, sensualità e capacità di far commuovere gli ascoltatori e farli sognare e fantasticare. Vogliamo trovare la grande diva, come fu Whitney Houston». La citazione non è casuale: nella sua lunga carriera di vocal coach, Catona ha lavorato per una nutrita schiera di superstar assolute: da Bocelli a Annie Lennox, da Liza Minnelli a Tony Bennett, da Shakira a Lionel Richie, da Brian Wilson dei Beach Boys a Steven Tyler degli Aerosmith, passando per Gloria Estefan, i Backstreet Boys, Gino Vannelli, gli Earth Wind & Fire o la giovanissima Lorde. E, appunto, la Houston, che seguì negli ultimi sette anni della sua vita tormentata, quando accudirne la voce d’usignolo era diventata un’impresa quasi disperata. «Il mio ricordo più caro di Whitney fu quando mi confidò che Aretha Franklin le aveva esplicitamente affidato la responsabilità di tenere accesa la fiamma del grande canto. Compito che lei assolse, fin quando le fu possibile. Per me nella musica pop del Novecento è stata proprio Whitney la Diva Definitiva: era completa. Aveva bellezza, stile distintivo, onestà, comunicazione passionale, era emotivamente coinvolgente. La sua vocalità era straordinaria, originale, creativa e ha cambiato il corso della storia del canto», sottolinea Catona, che a sua volta fu scoperto da Shirley Mac Laine: sembra incredibile che una attrice di consolidato successo avesse bisogno di consigli tecnici e di rassicurazioni per l’uso della propria voce ,eppure «è sempre stata una mia grande sostenitrice. Shirley scrisse cose meravigliose di me in uno dei suoi libri, "Dance while you can" ,e mi presentò a Liza e a Frank Sinatra». Catona è una miniera ineplorata di aneddoti. Se gli chiedi quale tra i suoi allievi sia stato il più inconsapevole del proprio talento ti indica la soul singer Sade, mentre con Bocelli ammette di «aver parlato dei trucchi di Caruso per diventare inarrivabile, e anche di Franco Corelli». La Minnelli «era sempre in competizione con sua madre Judy Garland», mentre tra i non-artisti il suo insegnamento è stato per un Mohammad Ali già oltraggiato dal Parkinson: «Era il mio idolo - spiega Catona - e aiutarlo a combattere in nome della propria voce, rendendola più forte e sicura, fu molto emozionante. É stato un ottimo studente». Ma come costruire una nuova travolgente diva per un pubblico pop ormai composto quasi solo di adolescenti? «Cambiando la mentalità di entrambi, cantanti e ascoltatori. Questo è parte del nostro lavoro per lo show "The Ultimate Diva". I teenager devono imparare il significato dell’arte così che ne possano apprezzare la grandezza quando la ascoltano». La caccia è aperta.

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